Tra il «fare» e il
« f a re f i nta » i l
confine è sottilis-
simo. Dopo un
lungo pressing
delle Regioni, il
ministero della Salute sem -
brava orientato almeno a ri-
flettere sul minimo sindacale,
e cioè sull’esclusione dal bol -
lettino quotidiano Covid dei
pazienti ricoverati per cause
diverse dal coronavirus, e poi
risultati positivi al test. Tutta-
via, fonti del Cts, ieri, hanno
accreditato una posizione net-
tamente contraria a qualsiasi
modifica. A rendere tutto più
surreale, con una prosa buro-
cratica che sarebbe piaciuta ai
vecchi capi comunisti di Berli-
no Est, il ministero, mentre al-
ludeva a un’eventuale mini
concessione, negava perfino di
farlo. In una nota diffusa ieri, il
dicastero faceva sapere che «al
momento nessun atto formale
è stato disposto» al riguardo.
Come dire: non so ancora se ti
dirò di sì, ma solo alla più pic-
cola delle tue richieste, e in -
tanto nego di aver assunto mi-
sure per formalizzare questo
ipotetico assenso. A confer-
mare che si era discusso di
questioni di lana caprina, il
fattoche,nelbollettino, alla se-
rata di ieri, non era cambiato
nulla: né il conteggio dei casi
né quello dei ricoveri.
Al netto della diatriba sul
maquillage dei numeri, resta-
no però sul tavolo tre piccoli
«dettagli». Primo: secondo l’a-
nalisi Fiaso (Federazione ita-
liana aziende sanitarie e ospe-
daliere) resa nota tre giorni fa,
ben il 34% dei presunti positivi
ricoverati richiede assistenza
sanitaria per altre patologie ri-
spetto al Covid (ed è poi risul-
tato positivo al tampone pre ri-
covero). Secondo: è sulla base
di dati palesemente gonfiati e
sbagliati che il governo ha as-
sunto le decisioni che cono -
sciamo. Terzo (ed è la cosa più
preoccupante e insieme disar-
mante): anche l’eventu ale
cambiamento nel computo
non avrà effetti concreti, tan-
gibili. Sì, certo, alcune Regioni
potranno risparmiarsi un
cambio di colore peggiorativo.
Ma verrebbe da dire che una
serie di governatori - sia di de-
stra sia di sinistra - si sono sve-
gliati troppo tardi per ottenere
troppo poco, e avrebbero fatto
meglio a non sostenere per
mesi la linea dei pasdaran
chiusuristi del governo.
Ma ciò che conta è che, dal
punto di vista dei cittadini, il
nuovo computo non cambia
niente: le scuole restano terre-
motate e prossime a finire in
larghissima misura in didatti-
ca a distanza; una serie di ser-
vizi pubblici (dalla sanità ai
trasporti) sono devastati dalle
assenze per quarantene; i con-
sumi sono stati colpiti in modo
terribile; mentre del compar-
to turismo-ristorazione-hotel
si è già detto tutto, con la car-
neficina (in termini di disdette
e mancate prenotazioni) avve-
nuta nel periodo festivo. Tutto
questo mentre tutto il mondo
prendeattodiunanuovasitua-
zione: alla linea aperturista
del Regno Unito (governo con-
servatore) si è di fatto associata
la Spagna (governo di ultrasi-
nistra); Oms e Ema riconosco-
no che le attuali strategie sono
fallimentari; la Francia dice no
all’obbligo; la Corte Suprema
Usa fa a pezzi i provvedimenti
più illiberali dell’amministra-
zione Biden.
Allora è venuto il momento
di dire e dirsi qualche elemen-
tare verità . Siamo davanti a un
bivio: delle due l’una. O l’Ita l i a
(pressoché unica al mondo)
continua a perseguire l’obiet-
tivo impossibile del Covid ze-
ro: e in questo caso la conse -
guenza è il lockdown di fatto a
cui stiamo assistendo, pur in
assenza di un lockdown for-
male e conclamato.
Oppure (seconda alternati-
va, decisamente più desidera-
bile) anche l’Italia, come piano
piano stanno facendo un po ’
tutti, si accorge che il paradig-
ma è cambiato, e che Omicron
ci sta facendo transitare dalla
pandemia all’endemia. Se le
cose stanno così, occorre esse-
re conseguenti, con almeno
quattro misure.
Primo: rimettere al lavoro i
positivi asintomatici, natural-
mente dotati di mascherine
Ffp2. Non è immaginabile che
un numero immenso di perso-
ne che stanno bene e non han-
no alcun sintomo, siano bloc-
cate a casa per un tempo allu-
cinante (sulla carta, 7 giorni
per i trivaccinati; ma in realtà ,
molto spesso, ben 10 anche se
uno si negativizza, e con il ri -
schio di arrivare fino a 21 gior-
ni). Secondo: occorre mettere
sul tavolo l’abolizione della
Dad. Per quanto il governo di-
chiari di voler tenere aperte le
scuole, se poi basta pochissi-
mo (un positivo all’asilo, due
alle medie, tre alle superiori)
per farla scattare, è evidente
che rischiamo di buttare al
vento il terzo anno scolastico
consecutivo. Si stabilisca inve-
ce il principio per cui la scuola
è solo in presenza: se un ragaz-
zo «si raffredda», starà a casa
per qualche giorno, e gli altri
continueranno regolarmente
in presenza. Terzo: si abolisca-
no i colori, ormai privi di sen-
so. Quarto: si metta in discus-
sioneilpiccolototemdelgreen
pass, ormai oscillante tra l’i-
nutile e il dannoso.
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