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Robert Kennedy e il discorso sul PIL

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domenica 16 gennaio 2022

Finita la psicosi resteranno le ferite della guerra civile sanitaria

 

I politici, per
l o p i ù , n o n
avranno proble-
mi: riaccende-
ranno il sorriso
di ordinanza e
via. Ma tutti gli altri? Noi?
Come faremo a risanare le
ferite profonde, a ricucire i
tessuti e le carni strappate, a
fare come se nulla fosse acca-
duto? Si moltiplicano gli in -
viti a «tornare alla normali-
tà», cè chi parla di «ricostru-
zione». Tutto condivisibile,
da un certo punto di vista. La
psicosi sanitaria ha causato
fin troppi traumi, leconomia
ha subito fin troppi rallenta-
menti, lo spirito del popolo
intero ha bisogno di respira-
re. È il momento, come no, di
imparare a «convivere con il virus». Il vero pro-

blema, però, riguarda la con-
vivenza fra le persone: la co-
munità più delli m mu n i tà .
Qualcuno ha potuto speri-
mentarlo sotto le feste: i pa-
renti che non si volevano in-
contrare in assenza di tampo-
ne negativo, quegli altri che
non si levavano la mascherina
nemmeno allaperto, rima -
nendo a distanza, per timore
del cugino non vaccinato. È la
angosciante cartella clinica di
una nazione entrata nel nuo-
vo anno con le membra lace-
rate, a dispetto del «vi lascio
un Paese unito» di Sergio
Mattarella. Una nazione in
cui lodio si è fatto più profon-
do e intenso, il disprezzo del
diverso è divenuto endemico
e brutale, le distanze fra pen-
sieri difformi si sono trasfor-
mate in crepacci smisurati.
Sopravvivere a una pande-
mia non è semplice, ma qui si
tratta di uscire da una guerra
civile. Come spiega il sociolo-
go Vincenzo Ruggiero, «la
guerra civile testimonia il
crollo dellautorità e lemer-
gere di interessi concorrenti
guidati dallesplosione incon-
trollata dallegoismo». Gli av-
versari politici si trasforma-
no in nemici privati, le passio-
ni esplodono ingovernabili,
«il potere demarca il confine
amico-nemico trasformando
lamore per sé in ostilità per
gli altri». Non è accaduto esat-
tamente questo, negli ultimi
due anni?
Fin dai primi giorni, gli al-
tri - i vicini, gli amici, i conna-
zionali - ci sono stati presen-
tati come soggetti pericolosi.
Ci ammonivano: «Attenti agli
asintomatici!», ricordate? In
quel momento abbiamo im-
parato a sospettare, a temere.
Poco dopo , i primi capri
espiatori: gli insopportabili
fanatici della corsa che si get-
tavano in strada sbuffando, e
tutti li osserv avano con di -
sprezzo, i maledetti spargito-
ri di «droplets». Rapido è ve-
nuto il turno dei giovinastri
della movida: colpa loro se la
malattia non arretra! E non
dimentichiamo i bambini,
piccoli untori perversi, assas-
sini dei nonni. I quali nonni,
per altro, nelle prime fasi del-
lemergenza erano stati scari-
cati con leggerezza estrema:
«Tanto muoiono solo i vec-
chi».
Lo spartiacque lo ha segna-
to larrivo del vaccino. Le fru-
strazioni di estenuanti priva-
zioni e reclusioni hanno tro-
vato lo sfogatoio perfetto: la-
stio verso il no vax. In un lam-
po, avevamo i veri colpevoli,
gli stregoni da ardere. I com-
mercianti provati dalle chiu-
sure hanno inveito contro i
manifestanti privati dello sti-
pendio. I cittadini eterna-
mente spaventati si sono au-
gurati la scomparsa fisica dei
renitenti alla puntura, che so-
no stati esclusi, tagliati fuori
dalla società, vilipesi, odiati
con tutta lanima. Tuttinto r-
no, la fiamma di Ares splen-
deva forte: liberi professioni-
sti contro statali; professori
contro allievi; colleghi contro
colleghi; amici contro amici;
padri e madri in tribunale per
decidere se vaccinare i figli.
E adesso, serenamente, ci
viene detto: alziamoci in piedi
tra le rovine, ripartiamo. Non
abbiamo nemmeno messo fi-
ne alle discriminazioni, e già
vorrebbero farci indossare la
maschera della normalità.
Sul serio credete che sia tanto
semplice? Ci sono tagli, qui,
che continuano a suppurare.
Come farà luomo della strada
a tornare a fare acquisti dal
negoziante che lo accusava di
mandarlo in rovina? Tornere-
mo a bere il caffè con chi ci
considerava una minaccia?
Persone intelligenti, altri-
menti molto stimabili, intel-
lettuali, giornalisti o artisti
sono ancora pronti a sostene-
re che i no vax siano non sol-
tanto un pericolo per luni-
verso ma pure un costo ingiu-
stificato che appesantisce le
tasche di tutti. Che atteggia-
mento si dovrà tenere nei
confronti di costoro? Torne-
remo ad ascoltarli dimenti-
cando di come ci abbiano mo-
strato le zanne? E saranno di-
sposti, tanti italiani, a tornare
a votare quei partiti a cui ma-
gari avevano dato sostegno
per anni e che un bel giorno li
hanno scaricati, descriven-
doli come criminali, assassi-
ni, piaghe sociali?
Come faremo tutti noi, vac-
cinati e no, a liberarci del sen-
so di appartenenza a una del-
le caste sanitarie, ad abbrac-
ciare il fratello che ci ha pian-
tato un coltello nella schiena,
a lavorare nella stessa stanza
con il collega che ha inveito
contro di noi, o ci ha trasmes-
so il virus, o ci ha trattati da
inferiori, irresponsabili, tra-
d i to r i ?
LItalia è da sempre una
terra di divisioni atroci e
squarci che non si rimargina-
no. Si discute, in vista dellele-
zione del presidente della Re-
pubblica, di pacificazione. Si
parla, ad esempio, di supera-
re lormai vecchio scontro tra
berlusconiani e antiberlusco-
niani. Se non siamo riusciti a
comporre del tutto quel con-
flitto, quanto ci impiegheran-
no a riguadagnare spazi co-
muni coloro che sono stati be-
stialmente separati dalla
guerra civile sanitaria?
Provate a prendere in ma-
no libri splendidi di G i a m pie-
ro Mughini come Memorie di
un rinnegato. Vedrete gron-
dare sulle pagine la fatica, la-
marezza e la sofferenza che è
stato necessario spremere da
ogni cuore nel tentativo di
seppellire le ostilità ideologi-
che. Qualcuno ha provato a
deporre le armi, altri se le so-
no inchiodate nelle mani, e
non smettono di usarle.
Non vogliamo affatto tirar
fuori scomposti paragoni con
il fascismo, la resistenza etc.
Notiamo solo che il regime sa-
nitario - pur meno aperta-
mente violento - ha prodotto
tensioni e partizioni simili a
quelle causate da altri regimi
opprimenti. E, forse perché i
lividi ancora pulsano, sono
ben pochi i politici e le perso-
nalità pubbliche che provino
a favorire una ricucitura.
Nessuno, in giro, che sia di-
sposto ad abbracciare un no
vax in segno di distensione.
Nessuno che mostri di prefe-
rire la comunità alli m mu n i-
tà. Anzi: ancora inveiscono,
ancora odiano.
Come nell Italia del 1943
raccontata da Curzio Mala -
parte ne La pelle, una peste
sta dilagando: non è il Covid,
non infetta il corpo bensì la-
nima, spingendo tanti a per-
dere il rispetto di sé prima
che degli altri. E non cè vacci-
no, né cura.

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