NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
domenica 16 gennaio 2022
Mosca alza i toni: «Il tempo del negoziato sta per scadere»
Prepariamoci all’eventualità di un’escalation: alla conclusione di una maratona diplomatica con cui gli Stati Uniti speravano invece di ridurre le tensioni con la Russia, le parole di Michael Carpenter - rappresentante per gli Usa all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) - riflettono la drammaticità del momento. È tempo di tirare le somme: l’unica via d’uscita positiva, realisticamente, sarebbe la disponibilità comune a non arrendersi ora, malgrado le rispettive posizioni sembrino inconciliabili sulle zone di influenza in Europa e sulla possibilità per l’Ucraina di diventare membro dell’Alleanza Atlantica. La consapevolezza che è necessario continuare a parlarsi è lo spirito con cui sembravano essersi concluse le prime due tappe del negoziato: il confronto bilaterale RussiaStati Uniti a Ginevra, il 10 gennaio, e due giorni dopo a Bruxelles i colloqui tra la delegazione russa e i Paesi Nato. Ma ieri a Vienna, al termine dei lavori all’Osce, Mosca si è detta «molto delusa» dalla reazione dell’Occidente alle sue proposte. E ha irrigidito ulteriormente i toni, pur concedendo ancora una possibilità alla diplomazia .«Se non avremo una risposta costruttiva entro un tempo ragionevole - ha avvertito Aleksandr Lukashevich, rappresentante russo all’Osce - e se continua questo atteggiamento aggressivo nei confronti della Russia, saremo costretti a prendere le misure necessarie a garantire un equilibrio strategico, e a eliminare minacce inaccettabili alla nostra sicurezza nazionale». Mosca esige dalla Nato un impegno scritto a non installare armamenti in territorio ucraino, e a fare un passo indietro dai Paesi dell’Est Europa entrati nell’Alleanza dopo il crollo dell’Urss. Nel confronto si è fatto sentire Sergej Lavrov, il capo della diplomazia russa: gli americani, ha chiarito, «ci hanno promesso che si sforzeranno - e noi gli abbiamo detto che devono proprio sforzarsi molto - a darci le loro controproposte la settimana prossima. E anche Stoltenberg, il segretario generale della Nato, a nome dell’Alleanza Atlantica farà mettere sulla carta la propria reazione. Penso sempre entro la settimana. Dopo di che, con il ministro della Difesa faremo rapporto al presidente». Sarà la risposta di Vladimir Putin, probabilmente, a chiarire definitivamente quali margini di manovra sono rimasti e se i russi sono mai stati davvero interessati alla diplomazia. Oppure se le “linee rosse” volute da Putin non sono mai state in realtà oggetto di trattativa. «Sceglierà la strada della diplomazia e del dialogo per risolvere alcuni di questi problemi - si è chiesto il segretario americano Antony Blinken - o preferirà il confronto e l’aggressione?». Il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov, protagonista di queste tornate di negoziati, si è inserito nel piccolo spazio rimasto prima di una rottura del dialogo affermando, in un’intervista alla televisione russa, che ci troviamo in un vicolo cieco, e che non c’è motivo di riprendere le stesse discussioni. Scatenando la reazione preoccupata del rublo, in calo di più del 2% sul dollaro, Rjabkov ha aggiunto che il presidente russo potrà esaminare diverse opzioni militari preparate dagli specialisti, nell’evenienza di un peggioramento della situazione «intorno all’Ucraina». Tra i piani, ha aggiunto estendendo d’un colpo il conflitto ben oltre i confini ucraini, non viene esclusa la possibilità di installare «infrastrutture militari» a Cuba e in Venezuela. Ma non siamo ancora arrivati a quel punto: «Ribadisco che c’è ancora un dialogo in corso, a diversi livelli e in molte direzioni», ha concluso Rjabkov. Ai colloqui dell’Osce - che con i 57 Paesi membri dell’organizzazione hanno visto insieme tutti i protagonisti del confronto, a partire da russi e ucraini - «i tamburi di guerra hanno suonato forte, e la retorica si è fatta molto stridente», ha riepilogato Carpenter. «Sembra che negli ultimi 30 anni il rischio di una guerra in area Osce non sia mai stato così elevato», ha aggiunto il ministro degli Esteri polacco, Zbigniew Rau. «Io penso - ha detto Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino - che per i russi l’unico modo per dimostrare che non intendono risolvere i problemi con la forza sia continuare la discussione nei formati esistenti».
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