STUPIDA RAZZA

domenica 16 gennaio 2022

Per prendere decisioni informate servono più dati, non meno

 

I eri i nuovi contagi di coronavirus certificati da test in Italia sono stati 184.615, in calo del 15,9% rispetto al giovedì precedente, quando erano stati 219.441. Si tratta del primo calo percentuale su base settimanale da metà ottobre, quando è iniziata la quarta ondata. Significa che l’epidemia in Italia sta entrando in una fase di contrazione dopo settimane di aumento vertiginoso, in particolare da quando si è diffusa la variante Omicron. Il confronto del dato giornaliero con quello dello stesso giorno della settimana precedente in questi due anni di pandemia si è rivelato un indicatore utile per intercettare tempestivamente l’evoluzione del contagio, ed è tra i numeri e grafici più importanti nella pagina di Lab24 dedicata ai dati del coronavirus sul sito del Sole 24 Ore. Molto più del confronto con il giorno precedente, ancora molto utilizzato eppure meno significativo. Lo è ancora di più se si considera la media mobile a 7 giorni, guardando dunque una tendenza di più lungo periodo, e lo si rapporta al numero di tamponi (la tendenza è confermata anche in questo caso). È un buon esempio per spiegare l’importanza che ancora oggi hanno i dati giornalieri dell’epidemia, se letti in maniera corretta. Proprio in questi giorni è in discussione il modo in cui queste informazioni vengono distribuite con il bollettino giornaliero delle 17. Le principali dichiarazioni pubbliche a sostegno di un cambiamento, all’interno del governo e del Cts, vertono sullo scarso significato del dato giornaliero, in particolare quello sui contagi, proponendo una comunicazione una volta a settimana, sul modello dell’Iss che diffonde un approfondito report il sabato. Come abbiamo visto, però, il dato sui contagi ha ancora una sua importanza. E questo nonostante da quel marzo 2020 le cose sino molto cambiate grazie alla vaccinazione del 79% della popolazione italiana. Anche il susseguirsi di varianti virali ha avuto un ruolo, e in particolare la Omicron, che ha caratteristiche diverse dalla Delta. Il risultato è che la percentuale di casi gravi rispetto al totale è calata notevolmente, e questo nonostante le misure di mitigazione attualmente in campo non siano paragonabili a quelle decisamente più stringenti che abbiamo avuto l’autunno scorso. La correlazione tra nuovi casi giornalieri, ricoveri e decessi con la vaccinazione e la variante Omicron tuttavia non è sparita. I casi gravi sono meno, ma a una forte crescita dei contagi ancora oggi corrisponde un aumento dei decessi e dei ricoveri in ospedale nelle due settimane successive, per quanto percentualmente inferiore rispetto al passato. Lo abbiamo visto nel Regno Unito, che è stato colpito prima di noi da questa ondata. Lo stiamo vedendo ora in Italia. A inizio novembre i ricoverati in terapia intensiva per Covid erano circa 400. Oggi sono 1.668: meno del picco di 4mila toccato tre volte durante le precedenti ondate, ma un numero comunque significativo. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono invece 17.648, e in questo caso la pressione massima fu raggiunta il 23 novembre 2021 con quasi 35mila ricoverati. Allo stato attuale molti ospedali si stanno comunque riorganizzando per l’ennesima volta, rinviando interventi per altre patologie. A due anni dal primo bollettino una riflessione su quali siano i dati adeguati per la comprensione di questa fase è necessaria. La premessa è però questa: abbiamo bisogno di dati per capire quello che sta succedendo. Più dati, non meno. Di qualità migliore, aperti, in formato accessibile. La Protezione civile prima e la struttura del Commissario straordinario dopo li hanno messi a disposizione in formato leggibile digitalmente su github e questo ha reso possibile un lavoro straordinario da parte di esperti e appassionati di dati. Altre cose possono essere migliorate. Il report dell’Istituto superiore di sanità, che si sta rivelando sempre più utile, ad esempio per capire lo stato vaccinale di ricoverati e vittime, è ancora solo in formato pdf. Non sappiamo ancora quanti nuovi ricoverati al giorno ci sono, ma solo il saldo tra entrate e uscite. Sappiamo poco sulle varianti che circolano nel Paese, su quanti ricoveri oggi siano Omicron e quanti Delta. È ancora oggetto di dibattito come viene conteggiato il numero di pazienti Covid. Per avere un quadro più chiaro di ciò che sta succedendo, consentendo a cittadini e governo decisioni più informate, si può partire da qui. 

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