Il progetto del “bancomat unico” europeo, che dovrebbe fare concorrenza a
Visa e Mastercard, rischia di arenarsi
perché le banche non intendono farsi
carico dei maxi-investimenti necessari.
Promossa da oltre 30 grandi istituzioni
finanziarie dell'Eurozona, la European
Payments iniziative (Epi) si sta definitivamente sgretolando - secondo quanto
risulta a IlSole24Ore - dopo le recenti
defezioni arrivate dalle grandi banche
spagnole a partire da Bbva e Santander
(la cui presidente Ana Botin è anche alla
guida della Federazione europea delle
banche) e per quelle non ufficiali ma ormai date per certe certe delle tedesche
Commerzbank e Dz Bank. Anche UniCredit, unico gruppo italiano a figurare
tra i soci fondatori di Epi, pare probabile
che si sganci dall'iniziativa dato che la
sua adesione riguardava la controllata
tedesca Hvb che aveva partecipato per
solidarietà di sistema in Germania.
Nessun’altra banca italiana aveva
aderito e ora l'assenza di Paesi e mercati importanti come Germania, Spagna e Italia rende improbabile che il
progetto Epi spicchi il volo. Almeno
per come era stato concepito inizialmente, peraltro con la benedizione
della Bce, ovvero attraverso l'iniziativa
di una società a capitali privati controllata e finanziata dalle grandi banche dell'Eurozona.
La decisione finale è attesa nei
prossimi giorni quando la Epi Interim
Company, come annunciato nell'ultima comunicazione del 23 dicembre,
svelerà la lista definitiva degli aderenti
e i piani dettagliati del progetto che
erano stati calendarizzati «tra la fine di
gennaio e l'inizio di febbraio».
L'indipendenza strategica
e la valutazione costi/benefici
L’ambizioso progetto istituzionale della Ue di costruire una rete di pagamenti
paneuropea, dotando l'eurozona di
una propria autonomia strategica nei
servizi finanziari, doveva sfidare l'oligopolio dei pagamenti dei colossi Usa
(Mastercard, Visa e PayPal) e superare
la restante frammentazione nazionale
dei sistemi di pagamento come è in Italia il circuito Bancomat controllato da
oltre 120 istituti bancari, che qualcuno
(senza successo) aveva ipotizzato potesse essere preso come punto di partenza del progetto europeo.
Proprio i maxi-investimenti necessari a finanziare i progetti del “bancomat europeo” sembrano essere alla
base dell'imminente fine del progetto
Epi, almeno così come era stato concepito. A far capire che qualcosa non andava era stata già a novembre la stessa
ceo di Epi Company Martina Weimert
che aveva ammesso come il progetto si
trovasse in «una fase critica» e che, dopo le analisi di fattibilità, «non nascondiamo che si tratterà di un investimento di portata massiccia e molto costoso,
a cui le banche potranno contribuire
solo in parte». Aggiungendo, a scanso
di equivoci: «Il finanziamento pubblico sarebbe apprezzato». Con la conseguenza sottintesa che il progetto, se
davvero interessa alla Ue per l'autonomia strategica dell'Europa nel mutevole contesto geopolitico in corso, potrà andare avanti solo se sarà finanziato da fondi pubblici europei.
Il sistema dei pagamenti
e il ruolo dell'euro digitale
La sfida sui sistemi di pagamento a Visa e Mastercard, che operano su scala
globale, non potrà certo essere portata
avanti da un “bancomat” diffuso solo
in alcuni Paesi europei. Se davvero la
Ue continuerà a ritenere fondamentale il progetto ai fini dell'indipendenza
strategica, dovrà anche sostenere i costi di un'iniziativa che le banche private non ritengono conveniente. Come
andrà a finire? «Se la fine del progetto
Epi dovesse essere confermata, potrebbe essere una buona notizia per
l'euro digitale - commenta Andrea Filtri, capo della ricerca di Mediobanca
Securities - che potrebbe diventare lo
strumento diretto per i pagamenti. Ma questo implica che la scelta sulla tipologia di euro digitale copra uno spettro
più ampio possibile di applicazioni e
servizi». L'euro digitale è allo studio
della Bce che, dallo scorso mese di luglio, ha avviato una fase biennale di
analisi a valle della quale seguirà la decisione finale sulla sua adozione con
partenza nel 2026.
Se le Big Tech diventano i veri
competitor di Visa e Mastercard
Le scelte che sarà chiamata a fare l'Europa nel settore dei pagamenti non
potranno che tenere conto delle evoluzioni del settore. L’euro digitale resta per ora solo un progetto che, se sarà varato, arriverà tra cinque anni.
Nel frattempo i due temuti colossi
dei pagamenti Visa e Mastercard stanno iniziando a fare i conti con colossi
molto più grandi di loro. L'esempio di
quanto avvenuto nel Regno Unito tra
Amazon e Visa è indicativo. Amazon
aveva escluso i pagamenti con carta di
credito Visa dalla sua piattaforma perché faceva pagare commissioni troppo
elevate. È finita che Visa, per essere
riammessa, ha dovuto abbassare le
commissioni ai livelli chiesti da Amazon. «Lo scenario che si prospetta è che
Amazon potrebbe prima o poi decidere
di internalizzare i pagamenti in una
sua piattaforma - commenta Filtri -
crediamo sia solo una questione di
tempo, le Big Tech stanno già studiando e sperimentando le varie opzioni
disponibili. Si arriverà a un punto in cui
decideranno di usare i loro volumi e
forza finanziaria per internalizzare le
commissioni di pagamento».
Anche per Visa e Mastercard la vera sfida, più che dalla concorrenza
dell'ipotizzato bancomat europeo,
arriverà dalle Big Tech.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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