STUPIDA RAZZA

lunedì 7 febbraio 2022

In crisi il progetto del bancomat europeo Epi Troppi investimenti, le banche Ue si ritirano

Il progetto del “bancomat unico” europeo, che dovrebbe fare concorrenza a Visa e Mastercard, rischia di arenarsi perché le banche non intendono farsi carico dei maxi-investimenti necessari. Promossa da oltre 30 grandi istituzioni finanziarie dell'Eurozona, la European Payments iniziative (Epi) si sta definitivamente sgretolando - secondo quanto risulta a IlSole24Ore - dopo le recenti defezioni arrivate dalle grandi banche spagnole a partire da Bbva e Santander (la cui presidente Ana Botin è anche alla guida della Federazione europea delle banche) e per quelle non ufficiali ma ormai date per certe certe delle tedesche Commerzbank e Dz Bank. Anche UniCredit, unico gruppo italiano a figurare tra i soci fondatori di Epi, pare probabile che si sganci dall'iniziativa dato che la sua adesione riguardava la controllata tedesca Hvb che aveva partecipato per solidarietà di sistema in Germania. Nessun’altra banca italiana aveva aderito e ora l'assenza di Paesi e mercati importanti come Germania, Spagna e Italia rende improbabile che il progetto Epi spicchi il volo. Almeno per come era stato concepito inizialmente, peraltro con la benedizione della Bce, ovvero attraverso l'iniziativa di una società a capitali privati controllata e finanziata dalle grandi banche dell'Eurozona. La decisione finale è attesa nei prossimi giorni quando la Epi Interim Company, come annunciato nell'ultima comunicazione del 23 dicembre, svelerà la lista definitiva degli aderenti e i piani dettagliati del progetto che erano stati calendarizzati «tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio». L'indipendenza strategica e la valutazione costi/benefici L’ambizioso progetto istituzionale della Ue di costruire una rete di pagamenti paneuropea, dotando l'eurozona di una propria autonomia strategica nei servizi finanziari, doveva sfidare l'oligopolio dei pagamenti dei colossi Usa (Mastercard, Visa e PayPal) e superare la restante frammentazione nazionale dei sistemi di pagamento come è in Italia il circuito Bancomat controllato da oltre 120 istituti bancari, che qualcuno (senza successo) aveva ipotizzato potesse essere preso come punto di partenza del progetto europeo. Proprio i maxi-investimenti necessari a finanziare i progetti del “bancomat europeo” sembrano essere alla base dell'imminente fine del progetto Epi, almeno così come era stato concepito. A far capire che qualcosa non andava era stata già a novembre la stessa ceo di Epi Company Martina Weimert che aveva ammesso come il progetto si trovasse in «una fase critica» e che, dopo le analisi di fattibilità, «non nascondiamo che si tratterà di un investimento di portata massiccia e molto costoso, a cui le banche potranno contribuire solo in parte». Aggiungendo, a scanso di equivoci: «Il finanziamento pubblico sarebbe apprezzato». Con la conseguenza sottintesa che il progetto, se davvero interessa alla Ue per l'autonomia strategica dell'Europa nel mutevole contesto geopolitico in corso, potrà andare avanti solo se sarà finanziato da fondi pubblici europei. Il sistema dei pagamenti e il ruolo dell'euro digitale La sfida sui sistemi di pagamento a Visa e Mastercard, che operano su scala globale, non potrà certo essere portata avanti da un “bancomat” diffuso solo in alcuni Paesi europei. Se davvero la Ue continuerà a ritenere fondamentale il progetto ai fini dell'indipendenza strategica, dovrà anche sostenere i costi di un'iniziativa che le banche private non ritengono conveniente. Come andrà a finire? «Se la fine del progetto Epi dovesse essere confermata, potrebbe essere una buona notizia per l'euro digitale - commenta Andrea Filtri, capo della ricerca di Mediobanca Securities - che potrebbe diventare lo strumento diretto per i pagamenti. Ma questo implica che la scelta sulla tipologia di euro digitale copra uno spettro più ampio possibile di applicazioni e servizi». L'euro digitale è allo studio della Bce che, dallo scorso mese di luglio, ha avviato una fase biennale di analisi a valle della quale seguirà la decisione finale sulla sua adozione con partenza nel 2026. Se le Big Tech diventano i veri competitor di Visa e Mastercard Le scelte che sarà chiamata a fare l'Europa nel settore dei pagamenti non potranno che tenere conto delle evoluzioni del settore. L’euro digitale resta per ora solo un progetto che, se sarà varato, arriverà tra cinque anni. Nel frattempo i due temuti colossi dei pagamenti Visa e Mastercard stanno iniziando a fare i conti con colossi molto più grandi di loro. L'esempio di quanto avvenuto nel Regno Unito tra Amazon e Visa è indicativo. Amazon aveva escluso i pagamenti con carta di credito Visa dalla sua piattaforma perché faceva pagare commissioni troppo elevate. È finita che Visa, per essere riammessa, ha dovuto abbassare le commissioni ai livelli chiesti da Amazon. «Lo scenario che si prospetta è che Amazon potrebbe prima o poi decidere di internalizzare i pagamenti in una sua piattaforma - commenta Filtri - crediamo sia solo una questione di tempo, le Big Tech stanno già studiando e sperimentando le varie opzioni disponibili. Si arriverà a un punto in cui decideranno di usare i loro volumi e forza finanziaria per internalizzare le commissioni di pagamento». Anche per Visa e Mastercard la vera sfida, più che dalla concorrenza dell'ipotizzato bancomat europeo, arriverà dalle Big Tech.


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