Prima di tutto il Qatar, gigante del Gnl con ambiziosi piani di sviluppo della produzione. Ma anche le compagnie Usa, che grazie allo shale gas già da qualche anno sfidano Mosca sullo scacchiere energetico europeo. E a seguire tutti gli altri, compreso l’Azerbaijan, il più recente (e il più marginale) tra i fornitori del Vecchio continente, raggiunto nel 2020 con l’avvio del Tap. I negoziati per trovare alternative al gas russo – voluti dalla Casa Bianca, che ha subito coinvolto Bruxelles – sono entrati nel vivo, con una serie di incontri serrati in questi giorni, che per ironia della sorte avvengono proprio mentre le forniture da Gazprom stanno risalendo. Non sono ancora volumi importanti, ma Mosca ci sta inviando più gas su tutte le rotte. E nelle ultime ore c’è stata una svolta importante: nei tubi della Yamal-Europe il gas è tornato a scorrere verso la Germania, sviluppo che ieri Il Sole 24 Ore aveva previsto come imminente, viste le caratteristiche dei contratti take-or-pay con la società russa. Era dal 21 dicembre che il gasdotto funzionava “al contrario”, riportando il gas russo a est, in Polonia, invece che farlo entrare nella rete tedesca, per proseguire verso l’Europa centro-meridionale. E proprio il 21 dicembre, non a caso, il prezzo del combustibile si era impennato al record storico di 182,78 euro per Megawattora al Ttf sul mercato del giorno prima. Benché tuttora carissimo, il gas oggi vale meno della metà – circa 80 €/MWh – e ci sono buone probabilità di ulteriori ribassi con l’avvicinarsi della primavera. Naturalmente salvo imprevisti, come un’ondata tardiva di gelo o peggio un’escalation delle tensioni geopolitiche, che sfoci in un crollo (voluto o meno) delle esportazioni di Gazprom. È per cercare un paracadute che salvi l’Europa da uno shock di questo tipo – causato da guerre, vendette del Cremlino o sanzioni draconiane – che Washington e Bruxelles stanno bussando alla porta di ogni potenziale fornitore alternativo alla Russia. Oggi la commissaria Ue all’Energia, Kadri Simson, sarà nella capitale azera Baku per un vertice ministeriale tra i Paesi coinvolti nel Corridoio Sud del Gas (sul tavolo anche l’ipotesi di ramificazioni verso i Balcani). Lunedì toccherà al Consiglio dell’Energia Ue-Usa riunirsi a Washington, con la partecipazione informale – secondo indiscrezioni riferite da Argus – di rappresentanti dell’industria del Gnl, ansiosi di promuovere accordi di fornitura con gli alleati europei, soprattutto se pluriennali: contratti di lungo termine insomma, che anche il Qatar ha sollecitato nei colloqui dei giorni scorsi alla Casa Bianca e a Doha, indicandoli come unica vera tutela degli interessi europei. In pratica è la stessa richiesta arrivata più volte dal Cremlino, che non si stanca di ricordare come Gazprom non abbia mai violato alcun contratto. «Gazprom non ha tutti i torti – afferma ora Fred Hutchison, alla guida di LNG Allies, associazione di produttori Usa – Forse davvero la Ue si è affidata troppo ai contratti spot e per questo i prezzi del gas sono saliti a livelli senza precedenti. Il prossimo passo però non è firmare contratti di lungo termine con la Russia, ma con altri. E negli Usa abbiamo un sacco di fornitori con progetti nel Gnl pronti a partire». Anche il Qatar punta a riservare agli europei una fetta della produzione futura di Gnl (entro il 2027 la sua capacità salirà da 77 a 110 milioni di tonnellate l’anno), piuttosto che offrire qualche carico supplementare. «Siamo pronti a sostenere i nostri partner in caso di bisogno», ha detto il ministro dell’Energia Saad al-Kaabi, aggiungendo però che le carenze di gas in Europa «non possono essere rimpiazzate unilateralmente da nessuno senza disturbare le forniture ad altre aree del mondo». Qualche metaniera in più potrebbe insomma arrivare , ma le nostre importazioni di Gnl sono già da primato e addirittura superiori alle forniture dalla Russia da qualche settimana: impossibile espanderle molto. E ancora più difficile sarà ottenere maggiori forniture via gasdotto, benché si stia esplorando la possibilità non solo con l’Azerbaijan: la Casa Bianca, scrive Bloomberg, ha avvicinato anche compagnie che operano in Libia e Algeria (tra cui Eni si presume). La realtà è che senza gas russo non resisteremmo a lungo. L’Europa è ancora molto dipendente da Mosca e l’Italia lo è in modo particolare: addirittura più di ogni altra grande economia Ue secondo un nuovo indice di vulnerabilità elaborato dall’Ispi, che tiene conto non solo dei volumi di gas acquistati dalla Russia, ma anche del loro peso sul totale dei consumi nazionali e del ruolo del gas nel mix energetico. In una scala che arriva a un massimo di 31 per l’Ungheria, viene fuori che il nostro punteggio è 19, a pari merito con l’Austria: a parte i Paesi ex Urss siamo i più dipendenti dal gas russo, persino più della Germania, il cui indice è a 12 (anche se a “salvare” Berlino, che non ha nemmeno un rigassificatore, è l’uso intenso del carbone).
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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