STUPIDA RAZZA

martedì 8 febbraio 2022

Una piccola stretta affidata ai mercati



È cambiato l’orizzonte temporale. I mercati hanno reagito di conseguenza; e ora fanno il lavoro della Bce. Inattesa nelle sue modalità, la riunione di febbraio della Banca centrale europea ha avuto un esito prevedibile. I nuovi toni e le nuove parole della presidente Christine Lagarde hanno portato in alto il dollaro ma soprattutto hanno spinto i rendimenti, che erano già saliti con relativa rapidità rispetto ai livelli di dicembre. Tendono quindi a irrigidirsi, sia pure con molta gradualità, le condizioni finanziarie; quantomeno a monte della catena di trasmissione della politica monetaria. I rendimenti dei titoli di Stato, però, rappresentano il pavimento per i prestiti bancari. Anche immaginando rischi di controparte stabili - ma non sempre lo sono, in questa fase - anche il costo dei credito potrebbe quindi lentamente salire. È la forza della comunicazione dei banchieri centrali, sostenuta evidentemente dalla capacità di intervenire, sempre. Non deve però fuorviare la novità della situazione, né sui mercati, né nelle stanze dell’Eurotower: i livelli di partenza dei rendimenti e dei tassi sono piuttosto bassi, la “stretta” indotta dalle parole di Lagarde è molto limitata; mentre il cambio di rotta della Banca centrale europea è davvero minimo, al momento. L’attenzione per l’andamento dell’inflazione da parte del Consiglio è evidente. Non sarebbe sbagliato parlare di qualche inquietudine per l’andamento dei prezzi. Alcuni concetti chiave espressi in conferenza stampa vanno però ben ricordati. Le aspettative di inflazione, innanzitutto: convergono, sia le misure di mercato che quelle basate sui sondaggi, sul 2%, l’obiettivo di inflazione. Non danno preoccupazioni. Poi gli effetti del rincaro di energia: si stanno diffondendo sempre più ad altri settori ma non danno segno di voler surriscaldare né le retribuzioni né le rivendicazioni salariali. Non ci sono i temuti effetti “di secondo impatto». I tassi ufficiali, infine, saranno alzati solo dopo l’azzeramento degli acquisti di titoli, che presto saranno realizzati solo attraverso il programma App - il quantitative easing ormai “classico” - ma a un ritmo di 40 miliardi al mese. Non si può pensare, ha inoltre precisato su questo punto Lagarde, che ci sia una qualche «immediatezza» tra la fine del programma App e il rialzo del costo ufficiale del credito. La stretta è quindi relativamente lontana e sarà dunque graduale. I mercati hanno giustamente preso atto del fatto che i rischi di inflazione - sui quali finora la Bce aveva parlato in via informale, a volte implicita - sono ufficialmente «orientati al rialzo» così come del rifiuto di Lagarde di definire di nuovo «improbabile» un rialzo dei tassi in questo 2022. Al momento tocca però a loro il ruolo di irrigidire le condizioni finanziarie. Perché questa prudenza da parte della Bce? I rincari energetici - sui quali la politica monetaria non ha controllo - stanno comprimendo il potere d’acquisto di molte famiglie “a reddito fisso”. Non sarebbe il caso di frenare l’inflazione per aiutarle? L’aumento dei prezzi penalizza soprattutto i meno ricchi... Il problema è che aumentare i tassi può ridurre la domanda: di investimenti, per esempio; o di lavoro. Anche se Eurolandia parte da livelli dei tassi molto bassi, e proprio per il gioco dei mercati che anticipano il futuro, una stretta potrebbe avere un effetto molto più intenso sulla crescita - e dunque sull’occupazione - che sui prezzi, e quindi sul potere d’acquisto. I più deboli potrebbero insomma perdere il lavoro, invece di mantenere l’attuale potere d’acquisto.

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