STUPIDA RAZZA

mercoledì 9 febbraio 2022

Stress da Covid, gli italiani tra i più colpiti al mondo

 

S alute della mente: l’Italia è tra i Paesi più colpiti dalla pandemia. Il 51% della popolazione si è sentito stressato nell’ultimo anno, una percentuale uguale a quella del Regno Unito e di poco inferiore a quella di Irlanda (52%) e Hong Kong (54 per cento). Sebbene lo stress non sia classificato come una malattia mentale, può essere considerato un primo passo verso l’ansia e la depressione. È quanto emerge dall’ultima edizione dello studio Axa “Being Mind-Healthy”, il report annuale sulla salute mentale e il benessere elaborato dal gruppo assicurativo. L’edizione 2022 rappresenta l’indagine più ampia mai lanciata, condotta da Ipsos su un campione di 11mila persone di età compresa tra i 18 e i 75 anni in 11 paesi europei e territori asiatici (Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Belgio, Svizzera, Cina, Hong Kong e Giappone). La pandemia, secondo il campione italiano, è una delle variabili che ha influito maggiormente sulla salute della mente, seconda solo all’economia e all’occupazione. Nella settimana precedente alle rilevazioni, il 71% degli italiani ha avuto difficoltà a rilassarsi, a fronte di una media europea del 58 per cento. Nonostante tutto, però, si guarda al futuro con ottimismo e si adotta un approccio positivo per superare le difficoltà: lo fa il 63% degli italiani, rispetto a una media globale ferma al 55 per cento. «Il primo vero strumento di cura è la conoscenza e la possibilità di prevenzione che da essa ne deriva. I risultati di questa ricerca pongono le basi perché possiamo intervenire a più livelli per promuovere una cultura della salute, che comprende anche quella della mente e il wellbeing. – dice Giacomo Gigantiello, amministratore delegato Axa Italia -. In Axa Italia siamo impegnati a superare lo stigma che esiste su questo tema, promuovendo il benessere collettivo e un giusto equilibrio tra vita privata e vita lavorativa con sempre nuovi e innovativi servizi per i clienti e iniziative rivolte alle nostre persone e alla società». La portata globale della crisi Covid-19 ha portato nuova pressione sul benessere mentale, Axa ha promosso un piano d’azione a sostegno di dipendenti, clienti e pubblico per favorire la comprensione del fenomeno e aiutarli a tutelare se stessi e i propri cari. In Italia, sono ancora numerosi i pregiudizi sul tema. Nonostante sia tra i Paesi la cui popolazione è più colpita sul fronte della salute della mente, con Francia e Giappone, si tende a non parlare con i figli di questo argomento e a non cercare sostegno da   familiari e amici in caso di disagio mentale. L’Italia, inoltre, è l’unico Paese europeo dove il numero delle persone che hanno fatto autodiagnosi è superiore rispetto a quello di chi si è rivolto a uno specialista. Se il contesto familiare, a livello globale, è riconosciuto come fonte di benessere, occupazione e reddito sono tra le principali preoccupazioni. Un aspetto che ha inciso in modo importante sul divario di genere. La pandemia, infatti, ha colpito in modo diverso uomini e donne, sul fronte della salute della mente. I temi della sicurezza del lavoro e del reddito sono stati un problema soprattutto femminile. Scuole, ospedali, sanità sono stati gli ambiti sottoposti a un maggiore stress durante i momenti più duri dell’emergenza sanitaria e con percentuali di occupazione rosa più elevate. Inoltre, pur essendoci in generale la percezione della dimensione familiare come ambito positivo, all’interno della minoranza che l’ha indicata come una dimensione negativa, le donne hanno superato gli uomini con un margine del 30%: un dato frutto del fatto che hanno assunto più responsabilità familiari durante la pandemia, destreggiandosi tra home-schooling, lavoro e faccende domestiche con un chiaro impatto sulla loro capacità di prendersi cura di sé e del proprio benessere mentale. Tra le fasce di età più colpite, ci sono i giovani. Una tendenza comune in Europa, con picchi rilevanti in Italia. Donne e giovani, in sintesi, sono tra le categorie che hanno subito di più gli effetti della pandemia sul proprio benessere psicologico (48% in Italia, 33% globale). Centrale il ruolo del lavoro, con le difficoltà di inserimento nel mercato dei più giovani e la necessità di conciliare vita lavorativa e familiare in uno scenario in cui si sono sempre più fuse insieme ma senza la necessaria flessibilità. A porre l’accento su questi aspetti è David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Dall’analisi di uno studio di revisione, che ha per oggetto 66 ricerche internazionali, si rileva che l’incidenza dei disturbi depressivi nella popolazione mondiale è al 32%, dell’ansia al 33% e quella dello stress al 41 per cento. In tutti i casi, negli anni precedenti alla pandemia, le percentuali erano ferme al 10 per cento. In particolare, tra i sanitari si registrano picchi del 40% per ansia e depressione, fino a toccare il 49% per lo stress. «Una situazione mai vista – commenta Lazzari -, con inevitabili ricadute negative anche sull’economia. La prima causa di assenteismo dal lavoro è data dai disturbi legati allo stress. Altro fattore da non sottovalutare è la disabilità, cioè la perdita di efficienza rispetto a diverse sfere della vita, lavoro compreso. Malattie mentali e psicologiche, infatti, incidono per il 33% sul rendimento e andando a scomporre questo dato emerge la predominanza di fattori psicologici come ansia, stress, depressione e difficoltà di adattamento».

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