Sapete dove finiscono i soldi che dall’i ni zio del l’anno spendete in più ogni volta che vi recate in un supermercato per fare la spesa? Nelle casse dello Stato. Sì, l’inflazione, quel rincaro che grava sul vostro portafogli a causa dell’au - mento della bolletta energetica e del prezzo della benzina, se ne va quasi tutta in tasse, che una macchina burocratica ingorda e onnivora consuma quasi senza neppure accorgersi, prova ne sia che il debito pubblico continua ad aumentare. Vi chiedete come possa essere così sicuro che a vostra insaputa il denaro esca dal vostro borsellino per finire in quello del governo? Beh, basta consultare il comunicato stampa numero 105 del ministero dell’Economia e delle finanze. Tutto scritto nero su bianco e pubblicato sul sito del Mef. Il titolo della nota, a dire il vero, tradisce il contenuto, perché a una prima occhiata sembrerebbe che nel quadrimestre chiusosi ad aprile il Fisco abbia incassato la stessa somma introitata l’anno precedente e invece così non è. Basta infatti leggere le prime righe per capire che l’e ra r io, nei mesi d’inizio anno, ha festeggiato portandosi a casa quasi 150 miliardi, con un incremento di oltre 14 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2021. In pratica, in un solo quadrimestre lo Stato ha aumentato gli introiti fiscali del 10,7 per c e nto. Guarda caso, la percentuale di maggiori tasse coincide quasi con quella dell’inflazione, che le ultime rilevazioni danno all’8 per cento. Detto in parole povere, viene il sospetto che mentre gli italiani spendono di più per fare la spesa, lo Stato incassi di più. Il prelievo fiscale, infatti, registra dei picchi proprio sulle imposte indirette, quelle che riguardano i consumi, mentre cresce, ma molto di meno, su quelle dirette. Nel primo quadrimestre il gettito dell’Irpef, cioè le tasse pagate dalle persone fisiche, è aumentato del solo 2,8 per cento. E se il saldo finale di tutte le imposte dirette sale al 4,7 per cento è solo perché gli incrementi di gettito sul capital gain sono schizzati del 165,3 per cento e l’imposta sostitutiva sui fondi pensione ha avuto un balzo del 103 per cento. Anche così, l’aumento delle tasse che non toccano i consumi, ma le persone e i loro investimenti, si è fermata in valori assoluti a 3 miliardi e mezzo, cifra importante ma non certo in grado di contribuire a raggiungere quel quasi 11 per cento di incremento delle entrate nel primo quadrimestre dell’a n n o. E allora, da dove arriva quel fiume di denaro? Il Pil di certo è tale da giustificare la crescita delle tasse anche perché, da quando è iniziata la guerra, ha cominciato a scendere. E allora come ha fatto lo Stato a mettersi in tasca la bellezza di 10 miliardi e 775 milioni, vale a dire un 18 per cento di più di imposte indirette? La risposta è ovvia: tutti quei i soldi arrivano dall’aumento dei prezzi, ovvero dall’inflazione. In pratica, con i rincari sono cresciute anche le entrate derivanti dall’imposta sul valore aggiunto, ovvero la mitica Iva. In effetti, al Mef risulta un gettito di 8 miliardi in più rispetto all’a nno precedente, che in percentuale equivale a un surplus del 21,5. Chiaro il concetto? Il pacco di pasta rincara perché costa di più produrlo, in quanto a causa della guerra la bolletta è salita alle stelle. Se i fusilli all’inizio dell’anno venivano via a meno di 1 euro e 30 e oggi sullo scaffale si trovano a non meno di 1 euro e 50, i soldi non sono finiti tutti in tasca al produttore o al distributore che per i rincari alla pompa di benzina o dell’energia sono stati costretti a ritoccare i prezzi, ma a incassare è stato in proporzione anche lo Stato. Se le zucchine hanno scalato la classifica degli aumenti, iniziando il 2022 con 2 euro il chilo per arrivare ad aprile a 2 euro e 33 centesimi, a guadagnare non è stato l’agricoltore o il trasportatore, ma sempre il Fisco, il quale adesso si crogiola all’idea che gli scambi interni (non l’esportazione) siano lievitati del 17,2 per cento, mentre l’Iva sulle importazioni registra addirittura un più 55 per cento. Colpa del petrolio, annota il funzionario del Mef. Certo, ormai lo sanno anche i sassi e soprattutto gli italiani quando vanno alla pompa di benzina per fare il pieno. Tuttavia, se il greggio aumenta lo Stato non piange, perché alla fine ci guadagna sempre. È vero, il governo ha tentato di attutire gli aumenti intervenendo sulle accise, ma la verità è che se con una mano lo Stato dà, con l’altra si riprende tutto e quasi sempre con gli interessi. Attenzione, qui non stiamo parlando di recupero dell’evasione fiscale. No, in un’economia che ristagna e che rischia la recessione, le migliori performance sono sulle imposte dirette e indirette. Aggiungo di più: se questi sono i dati dei primi quattro mesi dell’anno, a maggio, cioè tenendo conto degli effetti provocati da tre mesi di guerra sulle aziende e sulle famiglie, le cose per l’A ge nzia delle entrate vanno ancora meglio, al punto che l’incassi dell’Iva risultano in crescita di quasi il 20 per cento. Ridotto all’osso il concetto è chiaro: mentre gli italiani si impoveriscono causa conflitto, il Fisco i n g ra s s a .
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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