Doccia fredda sulle speranze delle imprese italiane di mitigare, almeno in parte, l’in - cremento dei costi di energia e gas nei primi due semestri del 2022. Nella notte tra giovedì 30 giugno e venerdì 1 luglio è spuntata una «manina» che ha aggiunto - durante l’esame in Commissione del decreto legge Aiuti (n. 50 del 17 maggio) - all’articolo 2 il comma 3- ter, secondo il quale «gli aiuti sono concessi nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato in regime de minimis». Ciò significa che i crediti di imposta finiscono sotto la tagliola di un tetto di 200.000 euro per il triennio 2020-2022 che peraltro viene normalmente assorbito anche da altre misure agevolative. Insomma, si tratta di un sostanziale stop al beneficio, con immaginabili conseguenze sui conti delle imprese, che non hanno tardato a farsi sentire con Lui - gi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, secondo il quale è «inaccettabile che il decreto Aiuti tagli o in alcuni casi azzeri il credito di imposta precedentemente concesso alle imprese danneggiate dal caro gas ed energia», aggiungendo che «dal governo assicurano che si sia trattato di un errore a cui verrà posto rimedio nel prossimo dl». Ci permettiamo di dubitare che si sia trattato di un errore. Infatti su tutti i crediti di imposta concessi finora aleggiavano le nubi della disciplina degli aiuti di Stato che oggi prevede unicamente l’o mbrello fornito dal nuovo Quadro temporaneo «Ucraina» del marzo scorso. Finora da Bruxelles non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale circa la copertura di quell’o m b re l l o anche a beneficio dei crediti di imposta oggi in discussione. Allora se qualcuno nottetempo ha introdotto il tetto del «de minimis», ci permettiamo di ipotizzare che le trattative con la direzione Concorrenza di Margrethe Vestager non stessero andando proprio nel verso giusto ed allora ha predisposto una effimera rete di s a l vata g g io. Da venerdì fino a tutto ieri, ci si attendeva una correzione di rotta da parte del governo che avrebbe potuto, nel corso della discussione in Aula, consentire l’approvazione di un emendamento correttivo. Invece le speranze sono cadute poco dopo le 14, quando il ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’I n cà , ha annunciato la richiesta del voto di fiducia. Quindi il testo uscito dalle Commissioni andrà al voto su un articolo unico oggi dopo le 14, con voto finale calendarizzato per lunedì prossimo. Considerato che poi il decreto passerà al Senato per una conversione lampo blindata entro la scadenza del 17 luglio, i margini di intervento sono praticamente nulli. È incerto pure quali siano i crediti d’imposta soggetti al tetto, proprio per l’infelice costruzione della norma. Infatti, l’articolo 2 riguarda modifiche ai crediti di imposta per le imprese gasivore (art. 5 dl 17), per le imprese diverse da quelle energivore (art. 3 dl 21) e per le imprese diverse da quelle gasivore (art. 4 dl 21). Non è citato il credito di imposta per le imprese energivore (art. 4 dl 17) che, stando al tenore letterale, sarebbe escluso dal tetto. Non si capisce quale logica possa esserci, ma almeno un credito su quattro sembra salvo. Aleggia il mistero anche su ll ’origine dell’ormai famigerato comma 3-ter che è stato introdotto da un emendamento (2.52) a prima firma di Mau - rizio Lupi, poi riformulato dal governo con gli altri sette di identico contenuto. Com’è possibile che una norma di tale importanza sia potuta passare inosservata ai proponenti degli emendamenti, sia pure al termine di una seduta fiume conclusasi alle 4 del mattino? Chi si prende la responsabilità politica di giocare con i bilanci delle imprese italiane? Il decreto Aiuti è rimasto in esame presso le Commissioni della Camera per circa 40 giorni e si è sobbarcato pure l’onere di incorporare le norme del dl 80 del 30 giugno, alla cui conversione il governo ha rinunciato in partenza. È diventato così ancora più consistente rispetto al già corposo contenuto di 58 articoli con cui è arrivato alla Camera. Per intenderci, si tratta del decreto che contiene il contributo una tantum di 200 euro per lavoratori dipendenti e pensionati e che oggi incorpora pure l’azzeramento degli oneri di sistema sulle fatture di energia elettrica e gas anche per il terzo trimestre e il bonus sociale per gli stessi costi. Mentre non reca traccia della proroga dei crediti di imposta che, ad oggi, restano fermi ai primi due trimestri del 2022. Di rilievo, c’è il prestito di 4 miliardi a favore del Gse per finanziare il riempimento rapido degli stoccaggi di gas. Sul fronte del superbonus e della cessione crediti, c’è la conferma della proroga fino al 31 dicembre 2022 per i lavori nelle unità immobiliari singole e una timida riapertura alla cessione, anche retroattiva, dei crediti di imposta da parte delle banche ai loro clienti con partita Iva. Spicca anche il piano per la gestione dei rifiuti di Roma Capitale, tra cui il termovalorizzatore, che il M5s - a dispetto dei tanti mal di pancia, veri o presunti - sembra aver dovuto accettare. Ora finisce tutto sotto la pietra tombale del voto di fiducia e sembra davvero improbabile qualsiasi correzione di rotta. Prendere o lasciare.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
STUPIDA RAZZA
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