STUPIDA RAZZA

martedì 5 luglio 2022

ESTATE CON LE ALI SPEZZATE Sulle vacanze l’incubo del disastro aereo

 

 Turisti costretti a destreggiarsi tra collegamenti saltati e rincari dei biglietti anche superiori al 100%. In Europa, tra luglio e agosto, rischiano di essere cancellati 140.000 voli, rovinando le ferie a 1,8 milioni di passeggeri che potrebbero restare a terra. E il passaggio da Alitalia ad Ita ha favorito le low cost. Voli cancellati, aeroporti nel caos, lunghe file ai check in, attese di ore per recuperare le valige, ritardi a prova di pazienza salomonica. Benvenuti d e ll ’odissea dell’estate 2022. Proprio ora che la stagione delle vacanze entra nel vivo, che l’allentamento delle restrizioni aveva fatto sperare nel ritorno alla normalità, ecco che i nodi del trasporto aereo vengono al pettine. La ripresa del turismo è andata oltre le più rosee aspettative delle compagnie e ora che ci sono le condizioni per mettere a bilancio numeri da record, mancano piloti, controllori di volo, operatori aeroportuali. Non solo. A paralizzare i cieli si sono pure gli scioperi selvaggi. Quello che doveva essere un ritorno alla normalità è invece caratterizzato dall’av - vio di una stagione di conflittualità sindacale senza precedenti che va a colpire proprio quei vettori che hanno la domanda più alta, ovvero le low cost. Punto numero uno: la mancanza di personale negli aeroporti e sugli aerei. Cosa è accaduto? Seguendo la logica del massimo risparmio e non potendo applicare gli ammortizzatori sociali, la gran parte degli scali, messa in ginocchio dal crollo del traffico durante la pandemia, ha programmato un drastico taglio del personale. Stesso cosa hanno fatto le compagnie aeree. Ma come sono stati veloci a licenziare o a prepensionare il personale più avanti negli anni, non lo sono stati altrettanto a riassumere appena il vento delle prenotazioni è cambiato. Così, mentre gli scali si riempiono e sulle piattaforme Web piovono le prenotazioni in anticipo rispetto all’alta stagione (i voli programmati in Europa nei prossimi tre mesi sono circa 1,6 milioni, appena il 10% in meno del 2019), l’i m p o n e nte macchina di gestione del turismo aereo è andata in tilt. Secondo quanto riportato dal Financial Times che ha avuto accesso a un documento dell’associazione di compagnie aeree Airlines for Europa, i problemi dureranno a lungo, per «gran parte dell’estate». In Europa, tra luglio e agosto, gli analisti prevedono la cancellazione di oltre 140.000 voli. Circa 1,8 milioni di passeggeri rischiano di restare a terra. Quindi non è un fatto transitorio. Alcune compagnie hanno addirittura diminuito i posti nei vettori. EasyJet, già a maggio, aveva eliminato l’ultima fila degli A319 per ridurre il personale aereo per ogni volo da 4 a 3. Il numero dei passeggeri scende così da 156 a 150 ed è rispettata la regola di un membro del personale ogni 50 passeggeri. Chi è stato licenziato, nel frattempo ha trovato un’al - tra collocazione e le scuole di formazione per piloti e assistenti di volo non sono un bacino al quale attingere. Durante il lockdown si sono fermate e non hanno sfornato quelle unità ora indispensabili per colmare i buchi. Le cancellazioni e i ritardi stellari si spiegano con i 2 milioni di addetti in meno con cui il mondo del trasporto aereo si trova a dover fare i conti. Lufthansa ha annunciato che a luglio cancellerà 900 voli, British Airways ha tagliato i suoi voli del 10%. Anche gli aeroporti sono stati costretti a ridimensionare l’attività. L’hub londinese di Gatwick ha ridotto del 10% i voli in tabellone per luglio e agosto e lo stesso ha fatto lo scalo olandese do Amsterdam Schiphol. Numerosi collegamenti sono saltati anche a Londra Heatrow e su Parigi Charles De Gaulle. I disagi sono amplificati inoltre dall’esternalizzazione di molte mansioni, appaltate a fornitori di servizi esterni che non riescono a compensare la mancanza di personale. Così chi è riuscito a prendere un volo pur con ritardi, all’a r r ivo deve vedersela con attese interminabili ai nastri per i bagagli. C’è poi l’incognita degli scioperi. Le compagnie, soprattutto le low cost, travolte dall’aumento del traffico, hanno messo sotto pressione gli organici ridotti all’osso dalla pandemia. La situazione, da tempo sul filo del rasoio, con l’accusa alle proprietà di applicare condizioni più attente ai costi e meno alle condizioni del lavoro, è esplosa. Il personale di Ryanair, dopo la proclamazione dello sciopero in Belgio, ha annunciato analoghe iniziative in Spagna, Portogallo e Italia per luglio e agosto. Il sindacato spagnolo ha piazzato nove giorni di stop, spalmati su tutto luglio, per il personale di cabina di Easy jet, come protesta per il mancato accordo sul contratto collettivo. Sono coinvolti 450 dipendenti con base a Barcellona, Malaga e Palma di Maiorca. Sabato scorso uno sciopero ha mandato in affanno gli scali parigini di Charles de Gaulle e Orly dove mancano 4.000 addetti. La situazione è grave anche negli Stati Uniti dove il settore aereo ha perso circa 100.000 lavoratori durante la pandemia. Le compagnie, nonostante il pressing dei sindacati, non stanno accelerando nella copertura degli organici perché temono la recrudescenza del virus. Secondo alcuni analisti per il ritorno alla normalità serviranno almeno 18 mesi. Cosa sta succedendo in Italia? Siccome gli hub in Francia, Uk, Germania e Belgio non riescono più a sostenere i volumi di traffico, Eurocontrol sta spostando le rotte a Sud, con maggiori attraversamenti del suolo italiano. La situazione nei nostri aeroporti è meno grave rispetto al resto d’Euro - pa. «A differenza degli scali europei, gli aeroporti italiani stanno gestendo bene il flusso dei passeggeri in crescita, questo anche grazie al nostro sistema di ammortizzatori sociali che ha permesso di tutelare i livelli occupazionali e, non appena ce ne sono state le condizioni, di far rientrare i lavoratori», spiega il presidente di Assaeroporti, Carlo Borgo m e o. Sui nostri hub impattano comunque le problematiche delle compagnie alle prese con scioperi e carenze di personale. EasyJet taglierà i voli del 10% e non sono da meno Ryanair, Volotea e Wizair. L’al - tra faccia di questa odissea estiva è l’aumento dei prezzi dei biglietti. Le compagnie aeree mentre sono lente a rimpiazzare il personale mancante, sono state velocissime a scaricare sull’utenza i maggiori costi dei carburanti. Secondo Assoutenti i voli internazionali sono rincarati del 103,3% e quelli nazionali del 21,4%. Gli addetti ai lavori spiegano che il fenomeno è dovuto non solo all’aumento dei carburanti a seguito della guerra. Le compagnie sono tornate a volare dopo essere rimaste ferme per due anni e questo ha portato a rincari in tutto il settore. Normalmente le tariffe estive vengono pianificate a marzo ma la situazione si è aggravata e non era possibile alcuna stima sull’impat - to della guerra. Viaggiare, a queste condizioni, diventa un atto di coraggio più che un piac e re.

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