STUPIDA RAZZA

giovedì 18 novembre 2021

Lady Gaga e Maneskin in coro pro ddl Zan

 

Uscito dalla porta è rientrato dalla finestra, anzi dal palco. É lo spettacolare riscatto del ddl Zan che, silurato in Senato con la «tagliola» lo scorso 27 ottobre, è improvvisamente tornato al centro del dibattito grazie alle star della musica. Il colpo di scena è avvenuto nelle scorse ore con l’intervento di due pezzi da novanta, Lady Gagae i Maneskin, che per la legge contro l’omofobia hanno speso parole appassionate, dando prova d’un trasporto da provetti militanti Arcigay. Lady Germanotta ha spezzato la sua lancia a favore della ddl Zan a Che tempo che fa, su Rai3, in replica all’assist di Fa - bio Fazio: «Sai che in Italia, qualche settimana fa, hanno purtroppo fermato una legge importante contro l’omotran - sfobia, e hanno usato le tue canzoni nelle piazze?». A seguire, son state mostrate le immagini della manifestazione arcobaleno, avvenuta a Milano il 28 ottobre, con la folla che intonava «Born this way», l’in - no Lgbt della camaleontica cantante di origini italiane. A quel punto, Lady Gaga, asciugata una lacrima di commozione, ha idealmente abbracciato tutta la comunità arcobaleno. «Volevo dire alla comunità Lgbtq+ qui in Italia che siete i più coraggiosi, siete i più gentili, i più generosi», sono state le parole della star, che ha pure aggiunto: «Dovete essere protetti a tutti i costi, come tutti gli esseri umani sulla Terra, e continuerò a scrivere musica per voi e a combattere per voi». Parole a dir poco enfatiche, che lasciano intendere che le persone con tendenze omosessuali o trans, in Italia, siano un po’ c o m’erano gli ebrei sotto la Germania hitleriana. Eppure Fa zio, perfettamente a suo agio nei panni di gran cerimoniere dello spot al ddl Zan, si è ben guardato dall’effettua - re la minima puntualizzazion e. Allo stesso modo, nessuno ha battuto ciglio quando quasi in contemporanea, a Budapest per gli Mtv Ema, i Maneskin hanno commentato il premio ricevuto nella categoria Best Rock con questa lamentela: « Q ue s t’anno il nostro Paese ha vinto tutto, tranne che nei diritti civili». L’omaggio della band romana alla legge contro l’omotransfobia, hanno notato alcuni, è stato ancora più pesante di quello andato in onda sulla Rai, in quanto partito d a ll ’Ungheria del vituperato O r bá n . Sta di fatto che la sostanza del messaggio di Budapest è identica a quella di Lady Gaga ed alimenta la sensazione che l’affondamento della legge arcobaleno sia stato un caso; di più, un incidente di percorso al quale urge, a breve, porre rimedio. Questo, almeno, intimano lo show business e le sue punte di diamante e, beninteso, non è certo una novità. Già lo scorso aprile, infatti, Chiara Ferragni, Fed ez, E lod ie, M ah moo d - personalità che su Instagram totalizzano 40 milioni di follower in quattro - avevano tirato la volata alla legge contro l’omotransfo - bia. Un appoggio considerevole che però, come sappiamo, non è bastato, anche se ciò non ha evidentemente scoraggiato i vip ora orfani del ddl Zan; il che, se da un lato lascia presagire che, come quella affondata era una riedizione (peggiorativa) della legge Scalfarotto, a breve un’altra proposta simile tornerà in pista, dall’a l tro alimenta una curiosità: come mai? Per quale ragione L ady G a ga ei Maneskin, alla pari di Fe d ez e compagnia, hanno così tanto a cuore l’agenda Lgbt? Una spiegazione interessante al fenomeno l’ha data, intervistato da Marina Terrag ni sul sito Feministpost .it, Al - berto Contri, docente di Comunicazione Sociale allo Iulm di Milano, già consigliere della Rai. In breve, secondo C o ntr i la minoranza Lgbt «non è più così minoranza nelle stanze dei bottoni dei media, così come nei consigli di amministrazione delle grandi aziende e delle multinazionali, negli organismi politici internazionali e ovunque si prendano decisioni significative». Se a questo si aggiunge che, nella galassia luccicante dello show biz, quelli che Lgbt non sono comunque simpatizzano per la comunità arcobaleno, il cerchio si chiude e, come dire, i conti tornano. Ciò significa che la struggente nostalgia per la legge contro l’omotransfo - bia, cantata da Lady Gaga e dai Maneskin, tutto è stata fuorché un caso. Si è trattato delle prove generali del tormentone che il m ai n st re a m si accinge a lanciare. E che continuerà sino a quando il Parlamento non varerà una norma che, beninteso, non aggiunge diritti ad alcuno ma, in compenso, ne toglie uno fondamentale - quello di parola - a chi ritiene che la famiglia sia quella tra uomo e donna, che i figli abbiano bisogno di un padre e una madre e si nasca maschi o femmine. Tutte verità elementari, codificate nella biologia molto prima che nell’etica, ma che la grancassa mediatica e i suoi protagonisti avversano da te m p o. Per questo si è facili profeti nell’annunciare, per rimediare alla sconfitta incassata da Alessandro Zan e Monica Cirinnà, un martellamento pro Lgbt di cantanti e beniamini dei giovani, artisti dai look trasgressivi ma dal pensiero perfettamente omologato. Voci diverse eppure formidabili nell’intonare, fondendosi una all’altra, la stessa canzone. 

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