Sarà un autunno a rischio per i frantoi oleari. I rincari dei prezzi dell’energia fino al 220-250%, in assenza di fatti nuovi, potrebbero mettere in forse anche l’attività di queste attività , particolarmente energivore. «Ãˆ un rischio concreto», avverte Riccardo Cassetta, nuovo presidente, da giugno scorso, di Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria. «I prezzi di mercato sono già oggi ben lontani dai costi di produzione e per i frantoiani c’è il rischio di dover trasformare le olive a prezzi completamente diversi da quelli di mercato». Cassetta teme che non accadrà , che la Gdo o i food service non riconosceranno i maggiori costi e allora il rischio è che, così, «si perda sia l’attività produttiva sia quella di confezionamento e che l’attività di trasformazione non parta subito o parta dopo». Per questo molte delle aziende primarie del comparto puntano a ottenere un adeguamento minimo, almeno del 10%, del listino, «per coprire i costi o non si è in grado di rifornire la clientela», avverte Cassetta, amministratore unico di Olio Levante srl sorta ad Andria nel 1902, giunta alla quarta generazione e cresciuta fino a raggiungere nel 2021 un fatturato di 105 milioni di euro, con una previsione per quest'anno a 150. «Senza questo adeguamento minimo il comparto dovrà tagliare le forniture. Magari ci sarà gente che ha intenzione di fallire e allora lo faccia lavorando in perdita. Senza adeguamento si arriverà a produrre di meno e se ci sarà la necessità saremo costretti a mettere in cassa integrazione i lavoratori». Un esempio dei rincari viene dalla raffinazione dell’olio di oliva. Tutte le raffinerie sono alimentate a gas, il costo per quintale è di 50 euro e quindi, spiega Cassetta, «non stanno raffinando. Chi si fa bene i calcoli, e siamo sempre di più, non produce e non trasforma». Lo scenario è complesso. Secondo Coldiretti Puglia sono oltre 20mila le aziende agricole della regione, quasi un terzo del totale (34%), costrette a produrre in perdita a causa dei rincari e delle speculazioni scatenate dalla guerra in Ucraina. Le perdite che questa estate hanno gravato su agriturismi e fattorie e stalle (irrigazione, gestione, energia per gli impianti e la produzione e conservazione dei prodotti agroalimentari) con l'arrivo dell'autunno peseranno dunque anche su frantoi e serre. Senza contare i rincari legati alle operazioni colturali degli agricoltori: fino al 120% per il gasolio necessario per le lavorazioni dei terreni, fino al 150% del prezzo dei concimi, con l'urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata a causa del gas utilizzato nella produzione dei fertilizzanti. Più in generale tutto l'agroalimentare della regione, secondo Coldiretti Puglia, assorbe dal campo alla tavola oltre il 10,3% dei 5,578 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) all’anno dei consumi totali.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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