NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
sabato 19 febbraio 2022
Ed è morìa di squadre di calcio baby
Si allunga l’elenco delle squadre giovanili costrette al ritiro dai campionati, con buona pace della retorica sulla tanto decantata importanza dello sport, soprattutto negli adolescenti reduci da due anni di isolamento forzato. La causa della rinuncia alle partite però non è il Covid, ma l’obbligo del super green pass introdotto a partire dal 10 gennaio 2022. Come è noto, le ultime disposizioni del governo vietano di accedere agli impianti sportivi e ricreativi, sia all’aperto che al chiuso, a tutti coloro che abbiano più di 12 anni e che non abbiano il green pass rafforzato, che si ottiene con la vaccinazione o la guarigione dal Covid. Con regole così strette anche per un settore giovanile, quello dai 12 ai 18 anni, dove il rischio di malattia grave è tendente a zero, basta che qualche tesserato non sia vaccinato perché sia impossibile allenarsi e, ovviamente aver il numero di giocatori necessario per scendere in campo. Numerose associazioni sportive hanno protestato da subito - inascoltate - contro le misure adottate dall’ultimo decreto. Tra queste ci sono dieci società sportive del Cesenate e del Forlivese che, come riporta l’I n d ip e n - d e n te, si sono opposte a quelle che definiscono «discriminazioni tra ragazzi» messe in atto «in questa cervellotica attuazione di protocolli incomprensibili che spaventano, disorientano, ghettizzano» e che rischiano di costituire un esempio «diseducativo e pericoloso». Per impraticabilità del nuovo protocollo hanno dovuto rinunciare al campionato decine di società sportive a livello regionale. A titolo di esempio, solo per il calcio, basta citare il caso del Piemonte dove, dà notizia Tuttosport .com, non disputeranno più partite, per mancanza di super green pass, il Barcanova nell’Under 18, l’Accademia Real Torino nell’Under 14, il Carignano nell’Uder 17 e l’Infernotto nell’Under 18. Considerando solo la provincia di Treviso, a causa dell’obbligo del green pass rafforzato per gli over 12, questa settimana è stata costretta a ritirare la propria squadra giovanile dal campionato la società dei Giovanissimi provinciali dell’Asolo. La scorsa settimana, scrive v e n eto g o l .it , anche gli Under 15 regionali del Fossalta Piave, per la stessa ragione, hanno rinunciato al campionato e, prima di loro, c’era già stato il ritiro degli Juniores del Fregona e dei Giovanissimi «B» del Ponzano, anche se in questi due casi la non vaccinazione non è stato l’u n ic o motivo. Da regolamento le squadre sono finite all’ultimo posto in classifica, mentre la società è stata multata di 250 euro e le avversarie osserveranno un turno di riposo. La situazione che si registra nel calcio non è diversa per altre attività sportive. Secondo Dino Ponchio, presidente del Coni Veneto, tra i 12 e i 18 anni, dall’i ntro du z io n e d el l’obbligo del green pass rafforzato, c’è stata una riduzione delle attività sportive di base che si aggira tra il 15 e il 18% a seconda delle discipline. Sono numeri non proprio da sottovalutare, soprattutto se si considera che interessa la fascia d’età che più ha sofferto a livello psicofisico per la pandemia. È l’ennesimo controsenso istituzionale che, da un lato sostiene l’importanza dello sport per la crescita armoniosa e, dall’altro, però, pone obblighi che lo rendono impraticabile. Il tutto su basi scientifiche tutt’altro che solide. Uno studio recente, finanziato dalla Federcalcio tedesca e pubblicato sul British Journal of Sports Me d ic i n e, ha rivelato che la probabilità di contrarre l’infezione giocando all’aperto è minima: due casi su 104 situazioni a rischio.
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