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mercoledì 9 febbraio 2022

Editoria, effetto crisi sui ricavi dei quotidiani

 

In dieci anni nell’editoria quotidiana e periodica in Italia è andata persa la metà dei ricavi. Erano sui 6,18 miliardi nel 2010; sono scesi a 2,9 miliardi nel mercato interno (a 3,28 con le vendite all’estero). Una sforbiciata, quindi, del 52,4 per cento. Basta anche solo questo dato a restituire un’immagine nitida della terribile spirale nella quale si è trovato – e si trova ancora – catapultato il settore dei quotidiani e periodici in Italia. Il focus sui bilanci, elaborato da Agcom, da questo punto di vista è impietoso, segnalando come i ricavi totali dalle principali imprese nel 2020 siano stati pari a 3,28 miliardi di euro, in flessione del 14,6% rispetto al 2019. Solo per il mercato domestico il fatturato ha, nello stesso anno, perso per strada il 12,9 per cento. Il tutto colpendo senza distinzioni ricavi pubblicitari e ricavi da vendite: -17,3% nel primo caso e -10,4% per le copie. In questo quadro i proventi editoriali sono arrivati a rappresentare il 40,1%, seguiti dai ricavi pubblicitari per il 29,2% e da quelli attribuibili all'editoria libraria che pesano per il 14,4 per cento. Nel suo report l’Autorità segnala comunque che fra 2016 e 2020 sono stati gli introiti pubblicitari a soffirire di più (-30,1%) per una tensione che, in generale, inevitabilmente si è scaricata sul versante occupazionale. Nel quinquennio, infatti, sono stati 2mila gli addetti usciti di scena nelle principali imprese del settore, passati dai 13mila del 2016 a 11mila nel 2020. «La flessione su base annua, circa 400 unità – precisa l’Autorità – è attribuibile principalmente alle riorganizzazioni aziendali poste in essere dai gruppi Gedi e Mondadori». Per una carta stampata che soffre, c’è anche una Tv che dall’altra parte non ride. Fra 2010 e 2020, spiega Agcom, i ricavi dei tre principali attori del settore televisivo (Rai, Mediaset e Sky Italia) si è ridotto di oltre 2 miliardi passando da 9,20 a 7,19 miliardi (-21,9%). Nel solo 2020 il calo annuo è stato dell’8,7%. Superiori alla media sono risultate le flessioni di Mediaset (-9,2%) e Sky (-10% circa), con - 5,4% della Rai (-4% il canone e -6,5% la pubblicità).

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