FED,STAI ALL'OCCHIO......!
La Fed, nei verbali del suo ultimo vertice del 25 e 26 gennaio, dà voce al suo nuovo senso di urgenza nel far scattare una manovra di rimozione degli stimoli per raffreddare l’inflazione. Un obiettivo da raggiungere sfoderando quest’anno entrambi gli strumenti a sua disposizione, ripetuti rialzi dei tassi da marzo e riduzioni del suo grande portafoglio titoli. (🤔🤔🤔) «La maggior parte dei partecipanti ha suggerito che un passo più rapido negli incrementi» dei tassi interbancari, rispetto al percorso scelto nel precedente periodo di strette dal 2015 al 2018 «sarà probabilmente necessario» davanti a tensioni sul mercato del lavoro e sui prezzi. Allora la Fed non intervenne più di una volta a trimestre e per trovare azioni decise in vertici consecutivi occorre risalire al 2006. Ancora: «Se l’inflazione non scenderà come previsto, (SCENDERA',SCENDERA' !) sarà appropriato rimuovere la politica accomodante a ritmo più veloce di quanto al momento anticipato». Il dibattito non è del tutto chiuso. Uno degli esponenti più in vista dell’ala delle “colombe” della Fed, Neel Kashkari della sede di Minneapolis, ha ammonito proprio ieri che se sono «appropriati» passi di normalizzazione della politica monetaria per combattere l’inflazione, esiste un rischio di strette «eccessive», troppo rapide o aggressive, che minaccino di far «precipitare l’economia in recessione». (BINGO !) I verbali hanno offerto indicazioni anche su riduzioni in arrivo nel portafoglio titoli. Sull’operazione di cosiddetto “runoff” il resoconto del dibattito dentro la Fed mostra una intensificazione dei preparativi per una ritirata che potrebbe avviare nel terzo trimestre. I più recenti dati economici sono parsi in linea con la svolta di strategia. La crescita ha offerto una nuova prova di resilienza, con i consumatori che hanno spinto le vendite al dettaglio in rialzo del 3,8% in gennaio rispetto all'anno scorso, il massino dal marzo 2021. (🤣🤣🤣) E il quadro inflazionistico si è ancora complicato: l’indice dei prezzi alla produzione è balzato dell’1% a gennaio, il doppio del previsto, ed è in rialzo del 9,7% nell’ultimo anno, quasi un record. Questo dopo che i prezzi al consumo avevano già mostrato rincari annuali ai massimi dagli ultimi 40 anni. Tra gli analisti sono di conseguenza aumentate di recente le scommesse che la Banca centrale possa anche agire con un’iniziale e rara stretta di mezzo punto percentuale nei tassi anzichè dei tradizionali 25 punti base alla riunione di metà marzo. (🤔🤣🤔🤣) La piazza future, prima dell’uscita dei verbali, prevedeva poco oltre il 50% di probabilità di una mossa di mezzo punto dopo che le chance nelle scorse settimane erano salite fino ad oltre il 90 per cento. E una manovra nell’insieme più drastica di interventi potrebbe essere in gioco nel prosieguo del 2022. La Banca centrale ha ancora sette incontri al vertice nel 2022, abituali sedi per le decisioni e gli annunci di politica monetaria.
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