NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
venerdì 18 febbraio 2022
Draghi: scienza al centro della crescita italiana
«La ricerca al centro della
crescita». In visita ai laboratori
del Gran Sasso, il premier
Draghi, riferendosi tra l’altro alla
pandemia, ha rinnovato il pieno
sostegno alla scienza. (🤣🤣🤣) «La ricerca al centro della crescita»: (🤣🤣🤣)
Mario Draghi ne è convinto da sempre
e le scelte assunte in quest’anno di Governo alle prese con il Covid lo confermano. Il presidente del Consiglio, accompagnato dal premio Nobel Giorgio
Parisi, coglie l’occasione della visita ai
Laboratori sotterranei del Gran Sasso
- di cui ricorre quest’anno il 35° anniversario - per ribadire il pieno e «continuo» sostegno alla scienza. Perché
«Ã¨ il silenzioso lavoro dello scienziato
a fare la differenza tra la morte e la vita,
tra la disperazione e la speranza». I
vaccini e i medicinali sviluppati per
combattere la pandemia ne sono
l’esempio così come la lotta al cambiamento climatico. (🤣🤣🤣)Ma la scienza - ha rilanciato il premier - «non è soltanto una somma di
scoperte» ma anzitutto «metodo»,
che significa basarsi su «evidenze affidabili e verificabili». (🤔🤣🤔🤣) Di qui un vero
e proprio monito - indirizzato a chi riveste posizioni di responsabilità o comunque in grado di influenzare il
pubblico - a «distinguere tra i fatti e
ciò che è soltanto opinione» per contrastare quelle «pulsioni antiscientifiche, che puntano alla delegittimazione dei singoli scienziati o delle loro
istituzioni» che invece vanno «difesi»
coltivandone la «cultura» e il loro
«ruolo centrale» nella società .
Draghi ha sottolineato come «per
troppi anni, l’Italia non ha saputo accompagnare i suoi scienziati con la
convinzione che meritano». La conseguenza è stata l’abbandono del Paese da parte di migliaia di talenti «non
per scelta ma per costrizione». Ora è
giunto il momento di invertire la marcia. Il presidente del Consiglio ha ricordato che con il Piano nazionale di
ripresa e resilienza, il Governo ha deciso di investire «oltre 30 miliardi in
istruzione e ricerca», in modo da finanziare «fino a 30 progetti per infrastrutture innovative di rilevanza europea». Draghi ha citato espressamente Parisi condividendo l’invinto
del premio Nobel a garantire la «continuità », la «regolarità » dei finanziamenti anche oltre il Pnrr.
Ma c’è un altro punto decisivo da
sempre per il premier e che rientra
anche tra gli obiettivi del Piano ovvero
l’occupazione delle donne e il loro
ruolo nei posti chiave. Vale anche per
il mondo scientifico. Per realizzare «il
pieno potenziale della ricerca» occorre - ha insistito ancora una volta Draghi - «puntare su chi è stato spesso ai
margini di questo mondo: le donne».
Per troppo tempo le posizioni di vertice sono state infatti appannaggio degli uomini e anche se «oggi sono molte di più le ricercatrici italiane che si
affermano ai massimi livelli» (come la
stessa direttrice dei Laboratori del
Gran Sasso, Lucia Votano, e la direttrice del Cern Fabiola Gianotti) è necessario per il premier «fare di più» perché «sono ancora troppo poche le ragazze che scelgono studi scientifici».
Draghi ha evidenziato a questo
proposito che il Governo ha investito
oltre un miliardo per potenziare l’insegnamento delle materie Stem
(scienza, tecnologia, ingegneria e
matematica) (UN PIZZICO DI FILOSOFIA NON GUASTEREBBE.....!) «anche con l’obiettivo di
superare gli stereotipi di genere», ma
resta prioritario «intervenire lungo
tutto l’arco dell’istruzione, dalla
scuola all’università ». Nel giro di un
decennio - tra il 2008 e il 2919 - «il numero di nuovi dottori di ricerca in Italia è calato del 40% ed è oggi tra i più
bassi nell’Unione Europea», ha aggiunto, evidenziando che proprio per
invertire questa tendenza è stato raddoppiato il numero delle borse di dottorato (dalle attuali 8-9 mila l’anno a
20mila) ed anche il loro importo.
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