Mentre il prezzo del gas scende ai
minimi da tre mesi in Europa, Bruxelles e Mosca alzano i toni della
sfida sul fronte dell’energia. Da un
lato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen,
che al Parlamento europeo dichiara che ormai «per questo inverno
siamo piuttosto al sicuro», persino
se Gazprom dovesse chiudere del
tutto i rubinetti. Dall’altro il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, che in caso di sanzioni minaccia di privare l’Europa anche
delle forniture di petrolio e carbone, che verrebbero dirottate su altri
mercati (peraltro più facilmente
del gas, che Mosca ci consegna soprattutto via gasdotto). Sono di
origine russa il 26% delle importazioni di greggio della Ue, mentre
per il carbone la percentuale sale al
46% secondo Moody’s: una quota
superiore a quella del gas, che si
ferma al 38%. «Ogni riduzione dell’export farebbe salire i prezzi – ha
dichiarato Siluanov – e se dovessimo applicare restrizioni l’aumento
dei prezzi compenserebbe in gran
parte la riduzione (delle vendite)».
L’energia come arma, insomma, che non smette di essere brandita nemmeno quando la diplomazia cerca di evitare un confronto militare. Il parziale ritiro delle
truppe russe dai confini con
l’Ucraina viene guardato con scetticismo dagli Usa e dalla Nato, eppure è bastato che l’escalation si
fermasse per concedere una tregua anche al mercato del gas. Dopo
un ribasso del 12% martedì, il prezzo del combustibile ieri ha continuato a scendere, portandosi per la
prima volta da novembre a 65 euro
per Megawattora al Ttf (a fine giornata scambiava poco sopra 67 euro, comunque in ribasso del 2%).
A fermare i rincari contribuiscono
le previsioni di vento forte nel Nord
Europa, che consentono un maggior
ricorso all’energia eolica. Ma è indubbio che anche per il gas la situazione sia migliorata, grazie all’arrivo
di volumi record di Gnl che ha frenato
i prelievi dagli stoccaggi: a gennaio
abbiamo importato l’equivalente di
11 miliardi di metri cubi di gas in forma liquida, di cui metà proveniente
dagli Usa, e a febbraio finora ci stiamo mantenendo su livelli analoghi.
È presto per cantare vittoria, se
non altro perché il gas costa tuttora circa il quadruplo rispetto a un
anno fa e il peso dei rincari in bolletta si farà ancora sentire nei
prossimi mesi. Ma la presidente
Ue, rivolgendosi all’Europarlamento, ha assicurato che Mosca
non deve farci paura: gli sforzi diplomatici per reperire forniture alternative «ci stanno nettamente ripagando», ha detto, citando trattative con Usa, Qatar, Egitto, Azerbaijan, Nigeria, Giappone e Corea
del Sud (🤣🤣🤣) (negli ultimi due casi per
sondare la disponibilità a redirigere carichi di Gnl attraverso swap).
Bruxelles ha inoltre predisposto
con gli Stati membri «una nuova
serie di misure di emergenza» per
affrontare un’ipotetica chiusura
parziale o totale dei rubinetti da
parte di Gazprom. «I nostri modelli – ha concluso von der Leyen –
mostrano che ora siamo piuttosto
al sicuro in questo inverno».
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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