NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
giovedì 10 febbraio 2022
«Il Patto di stabilità Ue va rivisto, aprirà la strada all’Unione bancaria »
«Il Patto di stabilità dovrà diventare un patto di crescita e poi stabilità. Solo invertendo le priorità si potranno rilanciare le economie dei Paesi europei. Il 2022 sarà decisivo: prima il recepimento senza forzature di Basilea 3+ sui requisiti patrimoniali per le banche, poi la revisione del Patto di stabilità. Una volta che quest'ultimo sarà stato modificato anche il percorso per il completamento dell’Unione bancaria europea sarà più semplice». Lo sostiene Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana. «I l Patto di stabilità dovrà diventare un patto di crescita e poi di stabilità. Solo invertendo le priorità si potranno rilanciare le economie dei paesi europei. Il 2022 sarà decisivo: prima il recepimento senza forzature di Basilea 3+ sui requisiti patrimoniali per le banche, poi la revisione del Patto di stabilità. Una volta che quest’ultimo sarà stato modificato anche il percorso per il completamento dell’Unione bancaria europea sarà più semplice». Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, guarda ai prossimi appuntamenti dell’agenda europea che avranno impatto sulle prospettive di crescita e sulle banche. E per quanto riguarda l’Italia è preoccupato per la ripresa della crescita degli Npl sulla quale può pesare anche il decreto che blocca la cessione multipla dei crediti fiscali sui bonus edilizi. «Il provvedimento si può migliorare in Parlamento. Bisogna considerare le società veicolo usate dagli istituti di credito come un corpo unico con le banche per evitare che siano bloccate le operazioni». Quali sono le priorità ora che è stata superata l’incertezza sul Quirinale? L’attesa dell’elezione del presidente della Repubblica è sempre foriera di incertezze. Ora vi sono collaudate certezze di carattere istituzionale che ispirano la fiducia dei partner europei e dei mercati. Apprezzo la spinta, che sta emergendo vigorosa in questi giorni, per la tempestiva e piena attuazione dei molteplici e ambiziosi impegni del Pnrr. Avete fatto appelli perchè il governo non si distraesse sui dossier che riguardano l’economia. Ora siete rassicurati? La mia visione economica è più preoccupata rispetto a qualche mese fa, nonostante il 6,5% di incremento Pil nel 2021 che rappresenta un risultato molto positivo. Nel 2022, però, si somma a un imprevisto prolungamento della pandemia una emergenza di carattere energetico che non sussisteva nei primi mesi dello scorso anno. L’emergenza energetica è frutto di dinamiche geopolitiche internazionali ma anche dalla spinta legata alla ripresa dell’economia. Ritengo che non sia corretto e completo definire questa emergenza come una questione soltanto delle bollette. Il rincaro delle bollette rappresenta la punta dell’iceberg di problemi irrisolti da decenni di carenze di strategie energetiche e da un eccesso di dipendenza delle forniture energetiche dall’estero. Le utili iniziative istituzionali di alleggerimento delle bollette sono necessarie, ma non sufficienti. L’Italia ha urgentissima necessità di avere più lungimiranti e tempestive strategie di approvvigionamenti maggiori e più differenziati. Può essere più preciso? È una fortuna che sia stato completato il Tap, il quale non ha creato impatti ambientali e ha differenziato i nostri approvvigionamenti. Bisogna fare una verifica strategica, coraggiosa e tempestiva di tutte le fonti sostenibili per aumentare gli approvvigionamenti, non posticipando questa verifica alla soluzione dell’alleggerimento delle bollette. L’Abi ha chiesto di rafforzare le misure pubbliche a supporto della liquidità delle imprese. A che punto siamo? Bisogna prorogare fino al 30 giugno le misure per i prestiti garantiti come erano fino al 31 dicembre. Dal 31 marzo queste misure, invece, avranno una forte riduzione. È necessario revisionare le normative avendo un’attenzione prioritaria per i piccoli operatori economici, quelli che hanno avuto finanziamenti fino a 30 mila euro, per evitare che le nuove emergenze energetiche e pandemiche deteriorino la loro situazione economico-finanziaria. Il governo sta nuovamente ragionando sulle misure da adottare. Gli Npl hanno ripreso a crescere. Non siamo ai livelli di 10 anni fa, ma ci sono segnali di inversione di tendenza rispetto al calo in atto dal 2016. Proprio l’inversione di tendenza è la nostra preoccupazione. Nonostante che le banche abbiano continuato nelle politiche di riduzione e di cessione degli Npl, questi hanno ripreso a crescere. Questa inversione testimonia il fatto che la fine dell’anno scorso è stata problematica per molte imprese. Ora è necessario che siano affrontati i vari nodi senza indugio. Devo dire, però, che ho visto molta attenzione da parte del ministero dell' Economia su questi temi. I bilanci 2021 in fase di approvazione sembrano molto buoni. Il futuro è roseo? Avremo bilanci del 2021 migliori rispetto a quelli del 2020, i quali avevano subito l’impatto imprevisto della pandemia e solo da maggio in poi avevano beneficiato dei provvedimenti di emergenza. Il 2021 è stato coperto integralmente dagli interventi di emergenza europei e nazionali. Il 2022 sarà l’anno della riduzione di gran parte di quei provvedimenti. E quindi ci sarà la “prova finestra”, si vedrà quante crisi di aziende ci saranno e quante ne saranno evitate, ma sicuramente ne emergeranno di più. L’inversione di tendenza degli Npl dà evidenza di questi problemi che gli istituti di credito stanno affrontando sulla base di due approcci: il primo, con un continuo sostegno allo sviluppo che è l’obiettivo strategico delle banche. E l’altro, un grande impegno per la legalità, soprattutto in termini di lotta al riciclaggio. A questo proposito avrei qualcosa da dire sulla norma prevista dal decreto Sostegni ter. Il divieto di cessione multipla dei crediti d'imposta sui bonus edilizi sta paralizzando il mercato. Cosa bisogna cambiare? Il provvedimento può essere migliorato nel dibattito in parlamento, togliendo i rischi di retroattività e considerando gruppi bancari un’unica unità ciascuno. In questi gruppi talvolta vi sono società veicolo o società specializzate che sono i primi acquirenti dei crediti fiscali, i quali poi vengono girati alla capogruppo o ad altra società del gruppo. Chiediamo che i passaggi dei crediti fiscali all’interno dei gruppi bancari non vengano considerati come ulteriori cessioni. In termini di antiriciclaggio il rischio non aumenterebbe, visto che le banche sono i principali segnalatori delle operazioni sospette. La modifica eviterebbe che vengano bloccate in anticipo acquisizioni che molti istituti di credito gestiscono in questo modo e che non potrebbero organizzare diversamente dalla sera alla mattina. Vi preoccupano le crisi bancarie ancora aperte? La situazione di Genova (Carige, ndr) mi sembra meno aperta del passato. Su Mps mi sembra che sia molto ridotta la rigidità europea che avevamo visto in modo molto maggiore in anni passati. Vi è un dialogo più razionale e più composto. Non mi sembra che siano più emergenze. Ci sono margini per ulteriori consolidamenti in Italia? Sempre. Anche se a mio avviso la questione più rilevante è la necessità di rendere uniformi le norme bancarie, anche quelle che per ora sono prerogativa nazionale, nell'Europa dall'euro per facilitare le aggregazioni che impropriamente si chiamano cross border, perché non si possono considerare paesi esteri quelli dell'area euro. Se ci fosse un'armonizzazione normativa ci sarebbe una maggiore possibilità di realizzare giganti europei per competere più adeguatamente con i giganti americani e asiatici Il completamento dell' Unione bancaria è un obiettivo raggiungibile? Non si può pensare che questi due anni di pandemia non abbiano cambiato niente. All'interno dei singoli stati della Ue sono maturati equilibri istituzionali diversi. La prima cosa da fare è recepire Basilea 3+ per la quale il dibattito nelle istituzioni europee è ancora agli inizi. Il recepimento deve essere fatto senza forzature. Il completamento dell’Unione bancaria si interseca fortemente con la revisione del Trattato di Maastricht, che implica decisioni strategiche importanti. Anche se non ci fosse stata la pandemia, il Trattato di Maastricht, che ha superato i 30 anni di vita, avrebbe bisogno di una verifica. Verifica necessaria a maggior ragione dopo che la Ue ha posto in essere la svolta con il Green Deal e i Pnrr e l’utilizzo di un debito comune. Il Patto di stabilità e crescita oggi ha bisogno di nuovo paradigma: questo patto deve diventare di crescita e poi di stabilità, invertendo le priorità si possono raggiungere meglio gli obiettivi. Se vogliamo dare più stabilità finanziaria all'Europa dobbiamo favorire di più la crescita, perché con essa i debiti pubblici diventano più sostenibili. A quel punto, quando la questione del maggiore debito di alcuni paesi sarà meno centrale, anche il percorso dell'Unione bancaria (oggi è fermo sulle garanzie reciproche dei fondi di tutela dei depositi e sull'esposizione delle banche verso i debiti sovrani, ndr) diventerà più semplice.
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