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Aerei, caccia a nuovi aiuti per battere la crisi

Il Covid ha stravolto il trasporto aereo e la crisi non è finita. Le compagnie aeree potrebbero tornare a
chiedere aiuti pubblici dopo la dose
ricevuta soprattutto nel 2020, ma
potrebbero trovare un rifiuto della
Commissione europea. È l’opinione
di autorevoli giuristi internazionali,
intervenuti ieri al convegno «Airlines in transit» organizzato dalla
Luiss e dallo studio legale Pierallini.
«Credo che ci sarà una richiesta
di alcuni aiuti, ma non credo che sarà consentito. Ryanair si è opposta.
Dopo i primi mesi in cui la Commissione ha autorizzato un intervento
pubblico per spegnere il fuoco è apparso chiaro che prevalgono i principi generali», ha detto Vincent
Correia, professore di diritto pubblico all’università di Parigi-Saclay.
Gli aiuti erano stati concessi in
base alle regole del «temporary framework», che non ha consentito ad
Alitalia di ricevere aiuti robusti come altri vettori, perché la compagnia italiana era già in crisi a fine
2019, prima della pandemia. Nella
relazione introduttiva l’avvocato e
docente Luiss Laura Pierallini ha ricostruito _ come si vede nella tabella _ l’entità degli aiuti di Stato alle
compagnie europee, oltre 28 miliardi, nel quadro del Covid. In particolare 7 miliardi a Air France, 3,4
miliardi a Klm, 6 miliardi a Lufthansa, 2,55 miliardi a Tap. Ad Alitalia
297,15 milioni.
Pierallini ha sottolineato «la catena di casi di insolvenza di compagnie europee durante il Covid, il
crollo del traffico passeggeri, l’impatto sul mercato del finanziamento degli aerei e del leasing, per i lessor e per le compagnie». «In Italia
_ ha osservato _ c’è stata la brutta notizia di Alitalia arrivata a fine
corsa. C’è anche una buona notizia,
la nascita di Ita».
Molte domande dei giuristi stranieri sulla nascita di Ita, sul debito
acquisito con gli aerei dalla societÃ
che appartiene al Mef e sulla ricerca
di un partner, ma la parola più usata è stata «Alitalia». Il segretario generale di Ita, Filippo Corsi, in videoconferenza ha detto che «il management è fortemente coinvolto nella ricerca di un partner, che
consenta a Ita di accedere a un mercato più ampio e di crescere». Corsi
ha detto che avere un’integrazione
«ad esempio con Lufthansa o Delta
è diverso rispetto ad essere una
compagnia da sola».
Ivan Bassato, chief aviation officer di Aeroporti di Roma, ha spiegato i piani per Fiumicino, «il controllo dei costi per aumentare l’efficienza e avere costi più bassi degli
hub europei concorrenti, dal 2013 al
2021 a Fiumicino AdR ha investito 2
miliardi». Sul futuro c’è un punto
interrogativo, quale sarà la sorte
della piccola Ita. «Abbiamo bisogno
di un network carrier, una compagnia che abbia la base a Fiumicino.
Vediamo cosa farà Ita. Se Ita dovesse fallire, cosa che non ci auguriamo, cercheremo di attirare un’altra
network carrier». AdR vedrebbe
con favore un’integrazione di Ita nel
gruppo Lufthansa.
Al convegno non si è presentato
Joerg Eberhart, ex a.d. di Air Dolomiti, direttore delle strategie di
Lufthansa. Il manager _ è stato riferito _ ha motivato l’assenza con
«i rumor di un interesse di Lufthansa per Ita».
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