«Ho deciso di cambiare vita e il Cube lo svenderò - dice amareggiato Mike Patitucci, gestore di discoteche -. Dall’inizio della pandemia ho bruciato i risparmi accumulati in una decina di anni di lavoro tra manutenzione dell’immobile, tasse, utenze e per fare vivere la mia famiglia. Ho perso una valanga di soldi investiti nel locale oltre a due anni di mancati incassi». Patitucci è uno dai tanti imprenditori del business della notte non più in grado di ripartire. Locali da mesi con le luci spente, senza musica e senza pubblico. Il suo Cube di Tortona prima del Covid lavorava bene aveva una dozzina di dipendenti oltre all’indotto, costi di gestione sopportabili e i giusti margini. Dal 20 febbraio 2020 gli ambienti sono deserti. «Ãˆ antieconomico riaprire con queste condizioni, le limitazioni sono ancora fortissime per chi rispetta le regole e i protocolli - aggiunge -. Conviene aspettare che si ritorni finalmente e definitivamente a condizioni di lavoro normali». Prova invece a giocare la carta della ripartenza Michel Garret, ad e disc jockey del Plastik disco club di Viterbo. «Tra bollette della luce, affitti e stipendi arretrati mi dovrei indebitare per provare a riaprire - spiega - e tutte le restrizioni sono folli». Prima dell’emergenza sanitaria Garret aveva anche il Fly club, altra discoteca sempre a Viterbo rilevata nel febbraio 2020. Durante il primo lockdown l’imprenditore ha cercato, senza successo, di mediare con la proprietà dell’immobile che alla fine, a fronte dei canoni d’affitto non liquidati, ha chiesto la riconsegna dei locali. Con un doppio danno per Garret che ha inoltre perso quanto pagato per subentrare nella gestione del Fly club. Già a dicembre il Plastik aveva imboccato la difficile via della ripartenza guardando alle serate tra Natale e Capodanno. La macchina organizzativa per quel che è il periodo clou era stata avviata. «Avevamo assunto il personale, pagate le forniture del bar, ingaggiato gli artisti con tanto di acconti, stampate le locandine, organizzato le prevendite - racconta Garret -. Con il successo di quelle serate pensavamo di pagare un po’ di debiti arretrati invece con lo stop, la stretta di Natale decisa dal Governo il 24 dicembre, i debiti sono aumentati». La situazione diventa sempre più grave perché non sono stati pagati gli affitti di gennaio e febbraio ed è scaduta la bolletta della luce. Su un punto i due imprenditori concordano: gli aiuti, i sostegni dello Stato sono del tutto inadeguati. «I ristori sono una bazzecola rispetto alla perdita di fatturato e non sono sufficienti nemmeno per pagare l’affitto, la Tari o una minima parte dei costi fissi» rimarca Patitucci. Da parte sua Garret spiega che in due anni ha ricevuto solo 4mila euro a fondo perduto. «Siamo in passivo e le banche non ci possono concedere alcun fido - dice -. Aspettiamo le risorse previste dal decreto Sostegni ter ma sul sito dell’Agenzia delle entrate manca il pulsante per richiedere gli aiuti mentre noi dobbiamo, vorremmo riaprire subito».
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