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giovedì 17 febbraio 2022

Parenti e amici ti voltano le spalle e non offrono aiuto

 

Una volta gli invisibili erano quelle persone finite ai margini della società, i senzatetto. Persone invisibili perché lapidariamente si ritengono colpevoli della loro condizione. Errore che anche io ho commesso non pensando alla storia personale di ognuno. Oggi anche io, mia moglie e le nostre due figlie adolescenti siamo invisibili. Abbiamo una casa dignitosa, ho un’a z ie n d a metalmeccanica e mia moglie lavora in banca ma non abbiamo più dignità sociale. Gli «amici» non capiscono le nostre scelte e in questi mesi si sono guardati bene dal chiederci come va, come e se stiamo reggendo al linciaggio psicologico al quale siamo sottoposti. Siamo invisibili perché considerati responsabili della situazione in cui ci troviamo. Anche i parenti ci schivano e non serve farlo in maniera eclatante o pubblica, basta semplicemente non pensare di offrire aiuto per le piccole cose quotidiane come portare nostra figlia a scuola dato che non può prendere l’auto - bus. Gli altri non si accorgono del problema perché siamo invisibili. Le persone ci guardano ma non ci vedono. Davanti alle farmacie in coda per il tampone ci lanciano sguardi giudicanti ma non vedono la sofferenza psicologica, e per alcuni anche economica, che c’è dietro un rito necessario per poter lavorare. Non ci vedono perché siamo invisibili. Nel mio piccolo è da ottobre che pago i tamponi ai dipendenti della mia ditta che hanno deciso di non vaccinarsi. Alcuni di loro in questi mesi hanno ceduto al ricatto, hanno voluto tornare a essere visti dalla società, dai parenti, dagli amici. Mia moglie sul lavoro è stata sottoposta a umiliazioni, il doppio controllo del certificato verde perché qualcuno (è l’unica non vaccinata in filiale) potrebbe arrivare in ritardo e passare dalla porta dei clienti e quindi eludere la verifica. D’altra parte è «responsabile» della situazione in cui è e il suo dolore è invisibile ai colleghi. Quindici giorni fa ho pescato un tampone positivo. Abbiamo fatto tutti la malattia, ormai una semplice influenza, assistiti comunque sia dal nostro medico sia da un medico del gruppo delle terapie domiciliari. È assurdo come il governo elucubri sempre nuove norme per evitare i contagi e le persone siano contente quando arriva il tampone positivo. Ora per sei mesi saremo riammessi in società, ma abbiamo deciso di continuare a vivere come prima; questa realtà distopica non ci appartiene, non ne facciamo parte. È la stessa difficoltà che hanno i clochard dopo anni in strada, siamo invisibili e in fondo preferiamo restare tali e continuare a frequentare altri invisibili. Vivremo in maniera più semplice e allo stesso tempo complicata ma coltiveremo rapporti veri. Solo chi è stato invisibile sa cosa comporti e quanta forza ci voglia per guardare avanti.

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