«I bought the dip». Negli ultimi mesi ha postato spesso questo messaggio il 40enne presidente di El Salvador, Nayib Bukele, sul suo profilo twitter che in poco tempo ha superato i 3,5 milioni di follower. Il riferimento è al piano di accumulo (dollar cost averaging) di Bitcoin avviato dal piccolo Stato del Centro America con tanto di strategia di «acquistare sul ribasso». Ad oggi, i Bitcoin in tesoreria sono 1.691 e valgono, al prezzo di ieri di 41.500 dollari, sui 70 milioni di dollari, circa la metà di un fondo da 150 milioni di dollari stanziato ad hoc. Nel frattempo El Salvador accumula Bitcoin anche attraverso il mining che avviene sulle pendici del vulcano Tecapa, dove 300 computer sfruttano il surplus di energia geotermica generata dalla centrale per estrarre nuovi “pezzi digitali” della criptovaluta. Non finisce qui. Il 20 novembre Bukele - che due anni fa ha vinto le presidenziali con il suo partito Nuevas Ideas che lo scorso anno, alle parlamentari, si è confermato primo partito con il 57,7% dei consensi - ha annunciato l’emissione di un bond governativo garantito in Bitcoin. Tuttavia, questo atteggiamento massimalista nei confronti della criptovaluta non piace a tutti. Tanto meno al Fondo monetario internazionale secondo cui «l’adozione di una criptovaluta a corso legale comporta grandi rischi per l’integrità finanziaria e per la tutela dei consumatori». In un report sul Paese datato 29 gennaio - in cui vengono evidenziati gli aspetti positivi di «una rapida ripresa dovuta a una robusta domanda estera, all’apporto delle rimesse e una efficace gestione della pandemia» e nel quale ci si aspetta una crescita del Pil del 10% nel 2021 e del 3,2% nel 2022 - l’organizzazione con sede a Washington sollecita però il Paese a tornare sui suoi passi, eliminando la riforma con cui ha affiancato il Bitcoin al dollaro come divisa a corso legale. Esprime invece il suo giudizio favorevole sull’utilizzo della app digitale Chivo, ma limitatamente alla funzione di pagamento in dollari, che «favorisce l’inclusività finanziaria». A partire da maggio lo spread Embi - un indicatore che misura il grado di rischio sul debito sovrano in rapporto ai titoli di Stato Usa - di El Salvador ha cominciato a salire passando da 600 punti ai 1.500 punti, superando i 1.000 punti di inizio 2021. Nel mezzo il downgrade di Moody’s a “Caa1” arrivato a luglio, dopo l’approvazione della legge sul Bitcoin. S&Poor’s e Fitch mantengono il giudizio “B-”, con outlook negativo. Il Paese però va avanti per la sua strada. Il ministro delle Finanze Alejandro Zelaya ha risposto secco al monito dell’Fmi: «Nessuna organizzazione internazionale ci costringerà a fare niente, assolutamente niente». La sensazione è che il batti e ribatti proseguirà e avrà nei prossimi mesi degli spettatori interessati, dato che tra i politici di alcuni Paesi vicini, fra cui Honduras e Guatemala, non mancano estimatori delle critpovalute. Di conseguenza un eventuale successo dell’operazione in El Salvador potrebbe innescare un effetto domino.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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