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mercoledì 9 febbraio 2022

Il caro energia frena l’industria: -1,3%, crescita del Paese a rischio

 

Brusco calo dell’attività industriale a gennaio. Lo stima il centro studi Confindustria: la produzione dovrebbe scendere dell’1,3% dopo il calo dello 0,7% registrato a dicembre. All’origine della performance negativa i forti aumenti della componente energetica (elettricità +450% a gennaio 2022 su gennaio 2021, spiega il Csc) e i rincari delle altre commodity che, in diversi casi, stanno rendendo non più conveniente produrre. Anche per Confcommercio la crescita del Pil rischia di essere frenata. Una «forte caduta a gennaio», -1,3%, un dato negativo che segue il -0,7% di dicembre. I timori e gli allarmi arrivati dal mondo imprenditoriale in questi ultimi mesi si sono tradotti in numeri, con il calo della produzione industriale. I dati arrivano dal Centro studi di Confindustria, nell’indagine rapida diffusa ieri. E i motivi sono denunciati con chiarezza nelle prime righe: la contrazione è dovuta al caro energia, con l’elettricità che ha segnato +450% a dicembre 2021 su gennaio 2021, e al rincaro delle altre commodity, fattori che comprimono i margini delle imprese e, in diversi casi, stanno rendendo non più conveniente produrre. Per la crescita, un pericolo: «questa dinamica mette a serio rischio il percorso di risalita del pil avviato lo scorso anno», ribadisce Csc. È una situazione di emergenza su cui Confindustria insiste da tempo, incalzando il governo ad intervenire sull’energia, con misure congiunturali e strutturali. L’impatto della bolletta energetica per le imprese nel 2022 dovrebbe aggirarsi sui 37 miliardi di euro, una cifra più che quadruplicata rispetto agli 8 miliardi del 2019, un andamento che penalizza la competitività, riduce i margini, penalizza appunto la produzione, con il rischio di chiusure. Nella nota Congiuntura Flash del 22 gennaio il Csc ipotizzava in almeno -0,8% l'impatto del caro energia sul pil di quest’anno. L’andamento della produzione industriale di fine 2021 e inizio 2022 è la riprova delle gravi difficoltà delle imprese: con le stime di gennaio e dicembre secondo il Csc nel quarto trimestre del 2021 si registrerebbe un aumento di appena +0,5 sul terzo trimestre, con una variazione acquisita nel primo trimestre 2022 negativa, -1,1 per cento. Guardando gli ordini, in volume aumentano in gennaio dello 0,3%, in rallentamento rispetto all’incremento di dicembre sul mese precedente, +0,5 per cento. L’inversione di tendenza della dinamica dell’attività industriale per il Csc è «coerente» con l’andamento dei principali indicatori congiunturali che negli ultimi mesi hanno segnalato una «attenuazione della favorevole performance economica». In particolare l’affievolirsi della fiducia delle imprese manifatturiere, in particolare il calo delle attese produttive, «riflette principalmente l’acuirsi degli ostacoli alla produzione che, nel quarto trimestre, hanno penalizzato enormemente l'attività economica». Gli ostacoli riguardano, oltre all'energia, l'insufficienza di materiali e la scarsità di manodopera, che hanno toccato «i valori massimi degli ultimi dieci anni». Significativi anche «gli aumenti senza precedenti dei costi di esportazione e dei tempi di consegna». Contribuisce ad erodere i margini delle imprese, per il Csc, «il perdurante aumento dei prezzi delle commodity», un andamento che ha penalizzato l’attività industriale. Secondo gli ultimi dati del PMI manifatturiero (l’indice dei responsabili degli acquisti), a gennaio si registra un rallentamento, «il dato peggiore da 12 mesi», a causa della persistenza di interruzioni sulle catene di approvvigionamento. Un’analisi qualitativa, anche se l’indicatore continua a confermare un quadro espansivo, per il diciannovesimo mese consecutivo. Non è solo l’Italia in questa situazione, anche l’Europa: in particolare registrano cali gli altri due paesi manifatturieri, Germania e Francia. La dinamica della produzione industriale, sottolinea ancora il Csc, riflette le tensioni parzialmente emerse anche per i nostri partener (produzione tedesca scesa a novembre di -0,1%, quella francese -0,2% a dicembre). L’Eurozone Recovery Tracker segnala, per la componente produttiva, una diminuzione pari a 2,8% nelle prime due settimane di gennaio rispetto alle due precedenti, cui si aggiunge «l’accresciuta incertezza di politica economica».

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