«Troppi fattori condizionano il consolidamento del rimbalzo in una vera ripresa». Marcello Messori, ordinario di Economia europea alla Luiss, analizza i dati sulla frenata della produzione industriale contestualizzando incertezze delle scena internazionale e situazioni di debolezza o comunque incognite del quadro italiano. Alla luce della frenata della produzione industriale, a quali dinamiche dovremo fare più attenzione? Interpreto il dato come l’accumularsi di fattori di incertezza. Il rimbalzo era stato molto consistente e per molti trimestri è stato trainato dal manifatturiero, già si erano avvertiti segnali di attenuazione verso la fine dello scorso anno però si poteva ancora pensare a una pausa fisiologica. Adesso invece siamo in una fase cruciale, è il momento di fare investimenti e consolidare il rimbalzo in una ripresa per uno sviluppo di medio e lungo periodo. Ma ci sono troppe incognite. Quali la preoccupano di più? Ci sono gli aspetti di politica monetaria messi bene in luce dalle reazioni di panico generate dall’ultima riunione della Bce nonostante non sia cambiato nulla. Poi dico che non dobbiamo guardare solo alle prospettive del tasso di inflazione a livello internazionale e ai conseguenti shock da costi di produzione legati all’energia e alle materie prime. Sono fattori che certamente pesano ma è ancora più grave l’incertezza sul modo in cui sarà gestita questa instabilità. Si ripristineranno le catene internazionali del valore che per l’Italia in diversi settori sono fondamentali oppure questi segnali aprono a una radicale trasformazione? Pensiamo all’automotive e, se davvero diventerà un asset importante della transizione verde con l’imporsi dell’elettrico, chiediamoci che cosa questo implicherà per la nostra filiera della componentistica. Che contributo si attende dal Piano di ripresa e resilienza? Ragioniamo innanzitutto su base internazionale: dovremo capire se quell’embrione di politica fiscale temporanea rappresentato dal Next generation Eu si consoliderà in un processo di convergenza e stabilizzazione nell’ambito della Ue e della area euro. Teme ritardi o intoppi nell’implementazione? Next generation finché non è realizzato è un elemento di incertezza.In prospettiva tutti saremmo felici di vivere in un mondo a zero emissioni nel 2050 con un recupero dei ritardi digitali e maggiore inclusione sociale. Ma, mentre siamo tutti convinti che il punto di arrivo sarà fantastico, c’è molta incertezza su come arrivarci. Pensi soltanto per un paese come l’Italia, che ha una composizione dell’offerta e domanda di lavoro così eterogenea, che cosa significa un radicale processo di digitalizzazione e di sostituzione di capitale fisso per ridurre gli impatti ambientali. Siamo all’Italia. Quali sono i nostri rischi interni? Mi faccia dire che non è privo di impatti economici il processo così sconcertante che ha portato poi a un risultato ottimo con la rielezione del presidente Mattarella. Si è mostrata la fragilità del nostro livello politico istituzionale in una fase in cui ogni ritardo o errore sugli investimenti del Pnrr genera ulteriore sfiducia. Insomma, per il famoso passaggio rimbalzo-ripresa serva che convergano molti elementi, sulla scala internazionale e su quella nazionale. Possiamo nel frattempo aggrapparci alle nostre aziende più dinamiche? In casa abbiamo segnali positivi, come il risveglio del private equity e l’andamento dell’export. Il nostro punto di forza sono le eccellenze ma, se siamo molto bravi a innovare, siamo pessimi a imitare l’innovazione cioè a diffonderla in modo generalizzato. Se continuiamo ad avere straordinarie performance di esportazione perché abbiamo un nucleo di imprese fantastiche ma le altre non seguono, la crescita sarà limitata. Le imprese che non sono sulla frontiera dell’innovazione, e non sono abituate a prendere rischi estremi, seguono gli innovatori solo se hanno un quadro di stabilità mentre questa è una fase di estreme incertezze.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
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