Il pregio mag -
giore di Michele
Ainis, uno dei più
autorevoli costi -
tuzionalisti che
la nostra Repub-
blica dei presidenti può vanta-
re, è la capacità di rendere
comprensibile la materia opa-
ca dell ’architettura delle isti-
tuzioni e gli incastri dei palaz-
zi. L’ultimo suo saggio, pubbli-
cato da La nave di Teseo, s’inti-
tola Presidenti d’Italia . Atlante
di un vizio nazionale. Secondo
il sito D ag o s p iaun suo recente
editoriale su Re p ubblic asta fa-
cendo tentennare Sergio Mat-
tarella sulla possibilità di un
secondo mandato.
Una bella soddisfazione,
professore?
«Non ho nessun riscontro
diretto. Se così fosse, dimo-
strerebbe la sensibilità del
presidente Mattarella ai pro-
blemi costituzionali. Del re-
sto, è professore di diritto co-
stituzio n a l e » .
Il suo ragionamento era più
o meno questo: siamo in emer-
genza e questo Parlamento è
inadeguato a nominare un
nuovo presidente, perciò me-
glio allungare l’attuale setten-
nato e scegliere l’i nq ui li no
del Colle con le prossime
C a m e re?
«Non esattamente, un
mandato a tempo sareb-
be una sgrammaticatu-
ra istituzionale. Io so -
no partito dalla con-
statazione di un Par-
lamento in crisi di le-
gittimità. Non ulti -
mo a causa di un re-
ferendum che ha be-
nedetto la scelta di
amputarne il numero
dei componenti. Que-
sto deficit di legittimità po-
trebbe indebolire il nuovo pre-
sidente, mentre non lo farebbe
con il vecchio, che risolvereb-
be il problema».
Ilragionamento fila,lastra-
da è spianata?
«No, perché si aggiungono
due riflessioni contrapposte.
La prima è la sacrosanta indi-
sponibilità di Mattarella. Il
raddoppio della durata ri -
schierebbe di trasformare la
presidenza in una monarchia
costituzionale e l’eccezione,
sperimentata con Giorgio Na-
politano, in regola. Di contro,
la condizione di emergenza pone un interrogativo: può unregimestraordinariogenerare
la massima carica ordinaria
che è appunto la presidenza
della Repubblica?».
Lei come si r i s p o n d e?
«Mi limito a osservare che
questo profilo istituzionale, fi-
nora ignorato, va invece consi-
derato. Questa elezione del
presidente della Repubblica si
inserisce in un quadro ecce-
zionale che può peraltro falsa-
re la stessa elezione, attraver-
so la lotteria dei contagiati e
dei quarantenati».
Con la permanenza di Mat-
tarella quali problemi si risol-
verebbero?
«Innanzitutto la difficoltà
delle forze politiche a conver-
gere su un nome condiviso. Poi
l’esigenza di stabilità che pro-
viene dall’intera società italia-
na. Cambiare timoniere men-
tre la nave è in tempesta può
essere pericoloso».
Draghi resterebbe dov’è?
«Molto probabilmente. An-
che se questo potrebbe delu-
dere qualche leader politico e
queste delusioni potrebbero
inoculare tossine sulla stabili-
tà del governo. Mi riferisco a
Berlu s c o n i » .
Un secondo mandato di
Mattarella risolverebbe qual-
ch e p ro blema, ma ne
creerebbe altri: il cen-
trodestra lo votereb-
be?
« S o n o i p o te s i
che appartengono
ai retroscena dei
g io r n a l i » .
Potrebbero es -
serci contraccol-
pi sul governo?
«È un ’i p ote s i
impossibile.
M a ttarella non potrebbe essere
elettosenzaivotidelcentrode-
stra o almeno di una sua parte
importante » .
Quanto complica la situa-
zione la candidatura di Berlu-
sconi?
«Al di là dei giudizi sulla
persona e sul suo operato, il
problema è il ruolo. Finora
mai un leader politico è salito
al Quirinale a eccezione di
Giuseppe Saragat, che però
era segretario di un piccolo
partito di sinistra che guarda-
va a destra e aveva presieduto
la Costituente. I presidenti
hanno sempre avuto una pre-
cedente legittimazione istitu-
zionale. Carlo Azeglio Ciampi
era stato governatore della
Banca d’Italia, Mattarella era
giudice costituzionale al mo-
mento della nomina, altri ave-
vano presieduto la Camera o il
Senato » .
Nel 2013 Romano Prodi fu
candidato senza che si obiet-
tasse sulla sua leadership.
«Forse fu proprio questa la
causa della mancata elezione».
I franchi tiratori non a p-
partenevano al suo schiera-
mento?
«È un fatto che si potrebbe
ripetere anche nel caso di Ber -
lusconi. In politica il tuo peg-
gior nemico spesso è
il tuo miglior ami-
co».
E la candi-
d a t u r a d i
D ra g h i ?
«Non so se
complichi. Il
suo è un profi-
lo assimilabile
aquello di Ciam-
pi, che è stato un
ottimo presidente
della Repubblica.
Se venisse eletto ci
sarebbe qualche sla -
lom procedurale
inedito per la ra-
gione che mai
nessun pre-
sidente del
Consiglio
è divenato Capo dello Stato».
Come si dovrebbe procede-
r e?
«Non potendosi dimettere
nelle mani di sé stesso, Draghi
dovrebbe farlo in quelle di
Mattarella. Che però dovrebbe
rendere immediatamente effi-
caci le dimissioni».
Ci sarebbe un vuoto di pote-
re?
«Un momento in cui Draghi
non è più a palazzo Chigi e non
è ancora al Quirinale. Il gover-
no verrebbe presieduto da Re-
nato Brunetta, il ministro più
anziano».
Subito dopo sarebbe cor -
retto indire elezioni?
«Credo che chiunque diven-
ti o ridiventi presidente della
Repubblica difficilmente co -
me primo atto scioglierebbe le
Camere, perché è il potere più
forte di cui dispone. Sarebbe
quasi come se Biden appena
eletto capo degli Stati Uniti ti-
rasse una bomba atomica sulla
Corea del Nord».
Un nuovo governo senza le-
gittimazio ne popolare s a-
prebbe tenere alta la guardia
contro la pandemia e pro s e-
guire il percorso delle riforme
necessarie per l ’ottenimento
dei fondi del Pn r r?
«Quello in carica è il terzo
governo della legislatura e nes-
suno dei tre ha avuto diretta
investitura popolare. È il Par-
lamento la cucina dei gover-
ni».
Davanti a un’emergenza
d ra m matica servono basi p iù
solid e?
«Le elezioni sarebbero un
passaggio complicato perché
significherebbero assenza di
governo per alcuni mesi pro-
prio durante l’emerge n za » .
In questa ipotesi la pande-
mia promuoverebbe il ra d-
doppio del mandato a Matta-
rella ma non la convocazione
dei seggi elettorali. Si protrar-
rebbe una situazione istitu-
zionale emergenziale?
«La Costituzione reclama
elezioni ogni cinque anni.
Quindi, evitando lo sciogli-
mento anticipato, prevarreb-
be la normalità costituziona-
le».
Questa situazione rende
p iù
che mai urgente la riforma istituzionale?
«La rende urgente e allo
stesso tempo impossibile».
Dalla Bicamerale dalemia -
na al referendum di Matteo
Renzi, parecchi tentativi sono
stati abortiti: queste forze po-
litiche riusciranno mai a ridi-
segnare il sistema?
«Qui ci viene in aiuto “il pa-
radosso delle riforme” illu-
strato da Ernst F raenkel.
Quanto più un sistema istitu-
zionale è malato tanto più ha
bisogno delle riforme, ma sic-
come è malato, è impotente a
esprimere la maggiore deci -
sione che le riforme richiedo-
no».
L’elezione diretta del presi-
dente della Repubblica sareb-
be una soluzione?
«In questo momento non ci
sono le condizioni. Il prossimo
Parlamento forse potrebbe la-
vorare a una riforma in pro-
fondità. Personalmente credo
cheleregolecostituzionali sia-
no figlie della storia di un Pae-
se. Perciò, un conto è introdur-
re un sistema presidenziale in
un Paese che non ha mai cono-
sciuto dittature o curvature
autoritariecomegliStati uniti,
un altro sarebbe farlo in Italia
dove ne abbiamo fatto una tri-
ste esperienza».
Perch é, come scrive in Pre-
sidenti d’Italia,nei livelli bassi
della politica, sindaci e gover-
natori,vige l’elezionediretta e
per il Capo dello Stato non è
prevista?
«Perché abbiamo un siste-
ma schizofrenico e perché,
tutto sommato, le riforme le
facciamo senza scriverle».
In che senso?
«Nel senso che anche il livel-
lo di vertice dello Stato sta di-
ventando presidenzialista di
fatto. Basta pensare alla sta-
gione dei Dpcm di Giuseppe
Conte » .
Eall’usodellostato di emer-
genza?
«Anche l’esperienza di Dra-
ghi mostra che si sta imponen-
do qualcuno con un potere su-
periore a quello del Parlamen-
to. Il ruolo del presidente del
Consiglio si è potenziato an -
che se formalmente i suoi po-
teri restano gli stessi».
Là dove servirebbe il presi-
denzialismo non c’è, mentre è
diffuso dov’è superfluo?
«Potremmo dire così.
Abbiamo in circolo un
presid enzi alis mo
straccione, una folla di presidenti nei molti
gangli delle amministrazioni
pubblic h e » .
Più di 70.000 enti che gene-
rano altrettanti presidenti.
«Più esattamente 70.000
presidenti perché esistono
istituzioni che ne hanno più di
uno. Basti pensare ai comuni,
che hanno il presidente del
consiglio comunale, della
giunta comunale, il sindaco,
delle varie commissioni e dei
gruppi consigliari. Così anche
le Regioni».
È un vizio solo italiano?
«Chiamiamolo pr esidenti-
smo. Dipende dalla moltiplica-
zione delle cariche, che deriva
dalla moltiplicazione degli en-
ti pubblici, che deriva dalla
moltiplicazione delle leggi».
Con i suoi tre collaboratori
ha censito tutti questi enti per
fotografa rela nomenclatura o
per suggerire una terapia?
«Immaginavo che ci sareb-
be stata molta attenzione sul
Quirinale. Perciò, mi divertiva
offrire un punto di vista latera-
le,indagandoipresidentiaiva-
ri livelli. Poi ho provato a capi-
re l ’etimologia della parola,
che s ’impone nei periodi re-
pubblicani. Tant’è che la usa -
no Tacito e poi Boccaccio, du-
rante le Repubbliche marina-
re. Mentre ora, con la nostra
Repubblica, si afferma questo
president i s m o » .
Siamo un popolo malato p iù
di vanità o di burocrazia?
«Forse potremmo dire di
burocrazia vanesia».
Parlando di eccessi legisla-
tiv i e burocrazia, quanti de -
creti per la semplificazione
sono stati varati nel ventune-
simo secolo?
«Non credo sia stato inven-
tato un computer tanto poten-
te da poterli calcolare».
Negli enti pubblici si diven-
ta presidenti più per meriti o
più per anzianità?
«Per fortuna ci sono delle
eccezioni, ma in generale la
meritocrazia è una parola di -
sgraziata in Italia».
L’articolo 34 della Costitu-
zione che la stabilisce nel di -
ritto allo studio è rispettato in
modo soddisfacente?
«Assolutamente no. Lo di -
mostra la condizione difficile
che vivono i giovani: la paura
del futuro che si è sostituita
all’attesa del futuro».
Vicino a giovani e futuro
starebbe bene la parola spe-
ranza, m a q ue s to sc e n a r ioci
consegna al pessimismo.
«Nella R ussia di
Breznev circolava
una battuta sulla
differenza tra il pes-
simista e l’ott i m i s ta:
il primo pensa che peg-
gio di così le cose non pos-
sono andare, mentre il secon-
do pensa che possono andare
anche peggio».
Proviamo a chiudere in leg-
ge rez za conun suo pronosti-
co.
«A parte Ainis, tutti gli ita-
liani sopra i 50 anni sono can-
didabi l i ».
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