U na task force di sindaci, un’agenda e un fondo da un milione di dollari per rispondere alle crisi climatiche in ogni parte del mondo: sono queste le azioni dell’Agenda lanciata alla Cop26 da C40 Cities e Mayors Migration Council. L’emergenza climatica ha cause e conseguenze globali. La Climate and Migration Action Agenda coinvolge i sindaci delle città, che sempre più dovranno rispondere ai cittadini su crisi climatiche e flussi migratori. «I sindaci non hanno sempre competenze e poteri diretti eppure le città sono le più colpite - in senso positivo e negativo - dai flussi migratori e dal climate change, per questo si è stabilito di attivare una Task Force in grado di riportare ai governi e agli organismi internazionali», afferma Caterina Sarfatti, direttrice dell’Inclusive Climate Action Programme di C40. Clima e migrazioni è un binomio che diverrà sempre più inscindibile: Viaggio nell’Antropocene. Nei prossimi decenni 200 milioni di persone saranno costrette a spostarsi a causa dei cambiamenti: «Le città diventano cruciali per adottare soluzioni inclusive ed ecologiche», spiega Caterina Sarfatti, direttrice dell’Icap di C40 Cities «Se si guarda a livello locale, i sindaci gestiscono situazioni estreme come quelle che si verificano nelle città di costa, penso alle alluvioni, alla crisi siriana con le persone che si sono riversate in Europa e Medio Oriente. Bisogna poi tenere conto dell’impatto della crisi climatica: penso alle situazioni di siccità nel Sahel, o agli uragani a New Orleans, al Bangladesh dove ogni giorno arrivano migliaia di persone che richiedono rifugio a causa dell’innalzamento del mare: queste migrazioni ambientali finora sono interne, rural to urban, dalle campagne alle città». Ma domani? C’è una parte fenomenica, aggiunge la direttrice dell’Icap: «La connessione fra emergenza climatica e migrazioni è stata indagata dalla Banca Mondiale: nei prossimi decenni saranno oltre 200 milioni le persone che si sposteranno a causa degli eventi climatici». La Task Force individuata da C40 e Mmc vede al suo interno anche Milano: «Una città che ha lavorato, con Torino e regione Piemonte, insieme a Tunisia e Marocco, a un piano di crescita professionale di giovani migranti, impiegati in “green jobs” in mobilità circolare. Queste persone arrivano a Milano, attivano un processo di up-skilling e poi tornano nei paesi di provenienza, dopo aver fatto esperienza e acquisito competenze: è un progetto-pilota fatto in partnership con le aziende, attraverso il quale si dimostra come sia possibile lavorare su larga scala, in chiave inclusiva, coinvolgendo popolazione migratoria, all’interno di una transizione ecologica corretta». Sulla gestione dei flussi, invece: «Un esempio è Houston, che dopo l’uragano Harvey ha attivato un programma di delocalizzazione volontaria». In pratica «l’amministrazione locale dispone l’acquisto delle proprietà dando incentivi economici alle famiglie per spostarsi in posti più sicuri», quando si tratta di migrazioni climatiche, continua Sarfatti: «Dobbiamo sapere che non riguarderà “solo” gli abitanti delle isole polinesiane, o del Kiribati, consapevoli che tra qualche tempo finiranno sott’acqua, in America come in Italia». L’obiettivo dell’Agenda dei sindaci vuole mostrare che le città possono attivare processi globali e indirizzare i governi: «La prossima Cop, quella del 2023 sarà in Africa - ricorda Sarfatti -: sarà focalizzata sugli impatti del climate change sul Sud del mondo, ma anche sulle responsabilità condivise con il Nord». Per questo il punto di vista delle città è centrale: «L’Agenda fissa dieci principi su cui basare le politiche di migrazione, azioni che i sindaci hanno già fatto proprie; si attiveranno poi richieste specifiche a livello internazionale, come corridoi per facilitare la mobilità delle persone colpite da catastrofi, garantire l’accesso ai servizi, distribuire i vaccini Covid-19». Le città sono più che raddoppiate a 97, segno che lo spazio urbano nelle decisioni future sarà sempre più importante: «Quando è finito il G20 i leader mondiali hanno congiuntamente dichiarato, per la prima volta, ciò che la scienza dice da anni. Ovvero che per evitare la catastrofe ambientale si dovrà contenere il surriscaldamento globale a 1,5° C: è un risultato positivo, ma i sindaci lo avevano già fatto nel 2016 a Città del Messico, durante un summit C40. I sindaci sono i primi a vedere le conseguenze della crisi climatica in atto, il sindaco di Houston ci ricorda che tempeste e uragani che prima normalmente si verificavano ogni 200-300 anni, oggi accadono ogni 2-3 anni e questo ha un immediato impatto sulla resilienza delle comunità locali». Secondo l’Onu entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale abiterà nei centri urbani. Oltre all’Agenda, C40 e Mmc hanno lanciato anche il primo fondo ad accesso diretto per le città africane sui temi del clima e dell’ambiente: un milione di dollari con il Fondo Bosch. Già un primo risultato per la task force.
NEL 2012 NON CI SARA' LA FINE DEL MONDO IN SENSO APOCALITTICO,MA UN CAMBIAMENTO A LIVELLO POLITICO ED ECONOMICO/FINANZIARIO. SPERIAMO CHE QUESTA CRISI SISTEMICA ,CI FACCIA FINALMENTE APRIRE GLI OCCHI SUL "PROGRESSO MATERIALE:BEN-AVERE""ECONOMIA DI MERCATO" FIN QUI RAGGIUNTO E SPERARE IN UN ALTRETTANTO "PROGRESSO SPIRITUALE:BEN-ESSERE"ECONOMIA DEL DONO,IN MODO DA EQUILIBRARE IL TUTTO PER COMPLETARE L'ESSERE UMANO:"FELICITA' NELLA SUA COMPLETEZZA".
UN PATTO DI POST-CRESCITA PER L’ITALIA
UN PATTO DI POST-CRESCITA PER L’ITALIA
per il bene del pianeta e per giustizia verso i paesi più poveri, le economie ricche devono ridurre produzione e consumo. Ma attenzione: n...
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